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29 Feb

Il Pane degli angeli

Molti anni fa, prima ancora che nascesse Padre Pio e che mettesse piede in questa cittadina garganica, a S. Giovanni Rotondo gli angeli si davano molto da fare, come attesta questa storia, che risale agli anni in cui il convento era stato appena costruito e che Francesco Morcaldi riprende dal I Tomo degli Annali Francescani.

Quell’anno, uno dei primi della vita del convento, l’inverno fu particolarmente rigido. Nei giorni di maggiore rigore fece tanta neve che il paese rimase isolato. Gli uomini e le donne furono costrette a rimanere rintanate in casa e per alimentarsi, che era la preoccupazione immediata di tutti, fecero ricorso alle riserve familiari, che abbondavano sempre di farina, fagioli, ceci, salcicce, patate e di tutto ciò che costituiva allora il prodotto del lavoro della terra e dell’industria della manodopera casareccia. “Ai cappuccini”, come era ed è ancora chiamata la zona, dominata dal convento dei Padri cappuccini, posta a ponente e più in alto del paese, la neve cadde ancora più abbondantemente.

Il convento fu avvolto dalla colire bianca. Tuto illa chiesa ine siena. dellact del convento delve e dal surono chie e bloccate dall’esterno dalla neve e dal ghiaccio. i Trati, a quel tempo, vivevano dei preghiere e di alla “cerca” delle elemosine era accetto uno solo e che elemosine. Alla preghiera erano addetti tutti, mentre per questo particolare compito veniva chiamato “Frate cercatore” o questuante, il quale ogni giorno scendera al paese e andava di porta in porta a chiedere la ca-rità” del pane per i frati del convento. Aggiungo, pure, per completare, che il frate cercatore nei giorni o nelle settimane della raccolta del grano, dell’uva, delle live, si spingeva col suo carretto trainato dal cavallo anche per le aie e le campagne del territorio, fino a giù, alle “ma-tine” e al tavoliere, oltre i tornanti di “lu castedd'”‘ Non bisogna dimenticare neppure che i frati vivevano pure di quel che il frate ortolano ricavava dal terreno pietroso posto nel recinto claustrale e di quel che portavano i padri predicatori a ricompensa delle prediche dei tridui, novene e quaresime, che declamavano nelle parrocchie vicine e lontane. Ora, ritornando a noi, in quel brutto inverno e con tutta quella neve, il frate che di solito andava ad elemosinare il cibo, rimase anche lui prigioniero della neve e del ghiaccio.

Il pane e i fagioli erano stati già tutti consumati. Le scorte alimentari erano ormai all’esaurimento. buoni frati intensificarono l’unica attività in cui erano esperti, ossia la preghiera. Naturalmente nella preghiera inserirono anche la loro situazione alimentare. Nel giorno dell’esaurimento totale delle scorte, al far della sera, quattro giovani, di gentile aspetto, uno con il pane, un altro con il vino, il terzo e il quarto con diversi generi alimentari, bussarono alla porta del convento. I giovani essendo sconosciuti, nel senso che nessuno dei frati li aveva mai visti prima, misero in grande imbarazzo i destinatari di tanta grazia di Dio. Allora il frate portinaio, su richiesta del frate superiore, chiese ai giovani chi fosse il benefattore che li mandava, in modo da poterlo ringraziare sia con la preghiera, subito, sia con appropriate e opportune parole, dopo, una volta sciolta le neve, al ritorno del bel tempo. I giovani risposero: “Ringraziate il Signore, che non abbandona mai i suoi servi fedeli in ogni necessità” Pronunziate queste parole, i giovani si congedarono e si allontanarono immediatamente.

Dopo alcuni giorni dalla grande nevicata, con la neve ancora padrona del campo e dei campi, i sangio-vannari, come venivano chiamati gli abitanti del paese, meravigliati che i frati non si fossero fatti in qualche modo vivi, pensando che si trovassero in condizioni disperate, si diedero da fare per organizzare un gruppo di spalatori di neve per aprire un sentiero fino al convento e rendersi conto della situazione. Allora il convento, benché posto lontano, fuori dal perimetro delle case, era considerato parte integrante del paese e i frati cittadini nobili della popolazione. Paese e convento formavano un tutt’uno. Quando i primi sangiovannari arrivarono al con vento scoprirono che i frati ellettivamente, qualche giorno prima, si erano trovati alle strette, e che, granie a quattro giovani soccorritori, il pericolo era stato superato. Quando gli ultimi spalatori di neve tornarono al paese e spiegarono cosa era accaduto al convento, fu fatta una approfondita ricerca per scoprire chi potessero essere quei quattro giovani volenterosi e coraggiosi. La ricerca non diede alcun risultato, se non quello che tutti ignoravano il caso. Consapevoli che i frati non potevano aver ricevuto soccorso da altri estranei e da altri luoghi, i paesani conclusero che si era trattato di un intervento straordinario e si convinsero che gli angeli, sotto le sembianze di quei giovani, avevano provveduto ai frati del necessario.

Sempre nello stesso periodo capitò nel convento un incidente simile e precisamente quando fungeva da questuante un pio e santo religioso di nome fra’Antonio Da Toro. Poiché questi era molto caritatevo- le verso i poveri, compenetrandosi nei loro problemi impellenti e, quindi, era portato a ridistribuire quel che aveva raccolto, spesso tornava in convento con la bisaccia vuota, incapace di rifiutare nulla a chiunque gli chiedesse la elemosina. Un giorno, per questo motivo, il superiore responsabile della preghiera dei frati, ma anche della loro salute e del loro stomaco, gli fece presente che bisognava tenere conto anche dei poveri del convento e che del resto non era neppure giusto creare le condizioni che dei poveri si facessero la guerra tra di loro sulle intenzioni dei benefattori. Frate Antonio ringrazio il Signore per il rimprovero, accettandolo con le rituali parole: “Sia per l’amor di Dio”, come era uso tra i frati, e poi cercò di giustificarsi: “Padre, sapevo che in convento non vi era il neces-sario, e che ero stato mandato in paese per questo, ma mentre questuavo, sulla via del ritorno, ho bussato alla porta di alcuni poveri, più poveri di noi, e io non me la sono sentita di negare loro la carità che mi chiedevano in nome di Dio, che si fece povero per noi.

Ma non abbiate dubbi: il Signore ha provveduto anche per noi. Andiamo a vedere”. Il superiore lo seguì e fu molto sorpreso di vedere nella dispensa una gran quantità di pane ancora caldo. Evidentemente, come nella storia precedente, gli “spiriti soccorritori” avevano obbedito agli ordini del Signore ed avevano ancora una volta provveduto ai bisogni dei frati. Tutto questo accadde molti anni fa, ed è scritto nelle cronache del convento di allora, e i fatti, possiamo aggiungere noi, si possono confondere con le leggende.

Noi siamo critici, forse perché insicuri, e garantiamo la nostra sapienza di uomini moderni con un certo Scetticismo generale.

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