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19 Jul

L’anno…che sta arrivando

Di Michele Russo

“Caro amico ti scrivo, così mi distraggo un po’..”

Sulle note di Lucio Dalla, l’anno sta volgendo al termine.

L’incipit è forse uno dei più famosi della musica Italiana, che ci dà subito l’idea di quello che andremo ad ascoltare, ovvero una canzone scritta a mò di lettera.

In occasione quest’anno della dedica di luminarie a Bologna che creano una suggestiva copertina emotiva sulle note appunto dell’anno che verrà, e visto il viscerale rapporto tra Dalla e il Gargano, anche noi, nel nostro piccolo, vogliamo tributare uno dei più grandi cantautori Italiani.

“L’Anno che Verrà”, partorita dal cantautore nel 1979, trova anno dopo anno nuova luce, entrando nell’Olimpo del costante presente, con un testo ogni anno insistentemente attuale. Ribadendo la libera soggettività interpretativa ed emotiva che ogni ascoltatore può pretendere da una canzone, proviamo ad interpretare, senza pretese e senza chiedere il consenso o l’oggettività universale, quello che sarebbe troppo superfluo definire un “mero testo musicale”.

Anzitutto, va ricordato il periodo storico in cui si inserisce questa canzone, Il peso degli “anni di piombo” si fa sentire, sono anni costellati da una serie di eventi: il delitto di Aldo Moro, il terrorismo, le dimissioni del presidente della repubblica Leone, la misteriosa morte di Giovanni Paolo I.

E allora immaginiamo di mettere delle cuffie, chiudiamo gli occhi, e proviamo a vivere l’essenza di Lucio, con una delle sue poesie più conosciute.

“Caro amico ti scrivo, così mi distraggo un po’/ e siccome sei molto lontano, più forte ti scriverò/ da quando sei partito c’è una grossa novità/ l’anno vecchio è finito ormai ma qualcosa ancora qui non va” – L’inizio del testo si apre ad una malinconia tangibile che ha come interlocutore una persona cara lontana fisicamente o probabilmente volata in un’altra dimensione.

D’altronde, è azione comune quando si ha voglia di sfogare pensieri e sentimenti, parlare con una persona che magari non c’è più, rivedersela davanti e raccontargli positività o malesseri.

“Si esce poco la sera, compreso quando è festa/ e c’è chi ha messo dei sacchi di sabbia vicino alla finestra/ e si sta senza parlare per intere settimane/ e a quelli che hanno niente da dire del tempo ne rimane” – la seconda strofa espone il timore e l’alienazione della gente, quando nonostante le festività si esce poco, si cerca la serenità di stare in casa nel proprio guscio, sicurezza rispetto alle intemperie e alla cattiveria del mondo che ci circonda.

“Ma la televisione ha detto che il nuovo anno/ porterà una trasformazione e tutti quanti stiamo già aspettando” -Ecco che iniziano una serie di certezze positive per l’anno nuovo, messaggi di speranza, con la costante ironia pungente di Dalla, dichiarando che sia stata proprio la televisione ad affermare tutto questo e quindi ciò che ha detto la televisione diventa verità assoluta.

Ci sarà abbondanza per tutti, miracoli mistici e religiosi, non saranno più condannate le diversità, spariranno furbi e cretini, i preti potranno perfino sposarsi “sarà tre volte Natale e festa tutto il giorno/ Ogni cristo scenderà dalla croce/ anche gli uccelli faranno ritorno/E ci sarà da mangiare/ e luce tutto l’anno/ anche i muti potranno parlare/mentre i sordi già lo fanno/E si farà l’amore ognuno come gli va/anche i preti potranno sposarsi/ ma soltanto a una certa età (tema caldo degli anni 70/E senza grandi disturbi qualcuno sparirà/saranno forse i troppi furbi o i cretini di ogni età”

Le strofe viaggiano costantemente alzandosi di toni, per esaltare il desiderio bruciante che tutto ciò avvenga realmente, anche solo per un istante.

Negli ultimi versi si ritorna alla malinconia iniziale, come chiusura circolare del testo, dove ogni anno ci da la speranza che quello successivo ci riempia dei vuoti e delle mancanze. “Vedi caro amico cosa si deve inventare per poter riderci sopra, per continuare a sperare” E concludendo: “e se quest’anno poi passasse in un istante, vedi amico mio, come sarebbe importante che in questo istante ci sia anche io”

In più di un’intervista il cantautore ha affermato che la canzone debba essere interpretata come un vero e tangibile segno di speranza rispetto alla cattiveria e al palpabile malessere con cui si convive. L’augurio che vogliamo farvi, é che tutti voi siate pronti e vi prepariate ad affrontare il nuovo anno, con tutte le sue sfaccettature, perché:”

L’anno che sta arrivando fra un anno passerà, io mi sto preparando, è questa la novità”

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