A San Giovanni Rotondo, la devozione verso Santa Rita da Cascia si è intrecciata per decenni con il simbolo della rosa, fiore che richiama il celebre “miracolo del roseto”. Secondo la tradizione, la santa amava contemplare ogni mattina quel roseto che le donava serenità e gioia per l’intera giornata. Da qui nacque il nome di “Roseto del miracolo”, simbolo di speranza, amore e fede.
Ispirandosi a questo episodio, nella cittadina garganica sorsero numerose usanze popolari e religiose legate alla santa delle cause impossibili. Alcune testimonianze locali raccontano che, nei primi anni del Novecento, arrivò a San Giovanni Rotondo una splendida statua di Santa Rita. Il simulacro, dono di un gruppo di figli spirituali a Padre Pio, venne inizialmente destinato alla piccola chiesa del convento di Santa Maria delle Grazie. Tuttavia, non essendovi spazio adeguato, il futuro santo decise di collocarlo nella chiesa di San Nicola, luogo che conosceva bene per avervi celebrato la Santa Messa. Affidò inoltre alla Congrega dei Sette Dolori il compito di onorare degnamente la santa.
Da allora, la chiesa di San Nicola divenne un importante centro di devozione ritiana, particolarmente caro alle giovani donne in cerca di marito. Pur senza grandi manifestazioni esteriori, la festa religiosa dedicata alla santa era vissuta con intensa partecipazione popolare.
Secondo i racconti tramandati dagli abitanti del paese, già dal mese di febbraio iniziavano i tradizionali “Quindici giovedì di Santa Rita”, momenti di preghiera molto partecipati durante i quali si recitavano rosari e venivano letti i “fioretti”, brevi episodi della vita della santa. Dal 13 al 21 maggio si celebrava invece la novena, culminante nei giorni del triduo, quando la devozione raggiungeva il suo apice.
In quei giorni, dai roseti del paese venivano raccolte le rose più belle da offrire alla santa. La piccola chiesa di San Nicola e le strade vicine si riempivano di un intenso profumo floreale che accompagnava i fedeli durante le celebrazioni del 22 maggio.
Particolarmente suggestiva era la cosiddetta “Messa delle rose”, celebrata alle nove del mattino. Prima della funzione venivano benedette le bambine vestite con gli abiti devozionali di Santa Rita, le pagnottelle offerte per grazia ricevuta e soprattutto le rose portate dai fedeli. Al termine della celebrazione, il sacerdote distribuiva le rose benedette accanto alla statua della santa. Tutti desideravano portarne una a casa come segno di protezione e benedizione.
Accanto alle tradizioni religiose sopravvivevano anche antichi rituali popolari legati all’amore. Una testimonianza racconta infatti che i giovani innamorati intrecciassero sette rose rosse spinose a forma di cuore, decorandole con una grande margherita bianca posta su velluto rosso. Al centro veniva inserita una dichiarazione d’amore scritta a mano. Dopo aver fatto benedire la composizione nella chiesa di San Nicola, il ragazzo la lasciava davanti alla porta della giovane amata, attendendo con emozione un segnale di accettazione. Se il gesto veniva accolto favorevolmente, la sera stessa si organizzava una serenata tra amici, suggellando così l’inizio di un possibile fidanzamento.
Tradizioni semplici ma profondamente sentite, che raccontano una San Giovanni Rotondo fatta di fede, profumo di rose, devozione popolare e antichi gesti d’amore tramandati di generazione in generazione.







