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24 Apr

La storia del mantello di San Francesco: tra fede, storia e devozione

Il mantello di San Francesco d’Assisi, secondo la tradizione donato a Elisabetta d’Ungheria, giungerà a San Giovanni Rotondo il 24 aprile, dove resterà esposto alla venerazione dei fedeli fino al 4° luglio. L’evento rappresenta un’occasione significativa per riscoprire la spiritualità del Poverello di Assisi e per invocare la sua intercessione, in particolare per la pace nel mondo, valore centrale nel suo messaggio evangelico.

La reliquia, custodita dal 1926 presso il convento dei Cappuccini di Parigi, è legata a una tradizione antica e affascinante. Studi sul tessuto ne collocano l’origine agli inizi del XIII secolo, rafforzando il legame con l’epoca in cui visse Francesco. Durante la sua vita, il santo era solito donare i propri indumenti come gesto di carità; tuttavia, questo mantello si distingue per la complessa storia che lo accompagna.

Secondo le fonti devozionali, il mantello fu affidato al cardinale Ugolino di Segni, che lo richiese per donarlo a Elisabetta d’Ungheria, figura profondamente legata agli ideali francescani. Dopo la morte della santa, la reliquia passò al cognato Corrado, Gran Maestro dei Cavalieri Teutonici, prima di essere restituita alla comunità francescana.

Successivamente, il mantello entrò in possesso di Luigi IX di Francia, sovrano noto per la sua intensa religiosità e membro del Terz’Ordine Francescano. A lui si attribuisce il dono della reliquia ai Francescani, allora chiamati Cordiglieri, come segno di riconoscenza per il suo ruolo di mediatore tra Gregorio IX e l’imperatore Federico II di Svevia.

Il mantello fu custodito dai Francescani fino alla Rivoluzione francese, periodo durante il quale venne protetto da un religioso per sottrarlo alle distruzioni. In seguito fu affidato alle suore Recollette, che nel 1865 lo consegnarono ai Cappuccini. Questi ultimi lo preservarono attraverso ulteriori momenti difficili, come la Comune di Parigi e l’esilio in Belgio nel 1905, fino alla definitiva collocazione nel convento parigino nel 1926.

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