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05 Feb

Un presepe tra i ruderi della Chiesa di Sant’Egidio a Pantano

Nasce da sangiovannirotondofree l’idea dell’istallazione delle sagome della Sacra Famiglia tra i ruderi della Chiesa di Sant’Egidio a Pantano, realizzate da Massimo Nardella amico storico del nostro portale, con la preziosa collaborazione dell’artista sangiovannese Maestro Salvatore Marchesani.

La decorazione è una installazione nel paesaggio garganico che racchiude la bellezza di questo meraviglioso territorio. Perché tra i ruderi? Perché li si respira libertà, pace, bellezza, aggettivi di cui il mondo ha bisogno ma lo abbiamo voluto installato li perchè la gente possa andare a fare una semplice passeggiata tra le bellezze del territorio e vedere qualcosa di differente.

Il santo di Pietrelcina amava contemplare il Bambino Gesù e ha scritto una bellissima Meditazione sul Natale

Nelle notti che precedevano il Natale, davanti al presepe, Padre Pio si fermava spesso a contemplare Gesù Bambino, il «Dio pargoletto». Quel Bambino che «nel cuore della notte, nella stagione più rigida, nella più gelida grotta, più abitazione di armenti che di umana creatura, veniva alla luce nella pienezza dei tempi».

Nell’Epistolario Quarto, c’è questa meditazione di Padre Pio così calda e commovente. Per molti di voi sarò inedita, e vi farà toccare con mano lo spirito con cui il santo di Pietrelcina viveva il Natale.

“Nel cuore della notte, nella grotta più rigida…”
«Nel cuore della notte – riporta San Pio – nella stagione più rigida, nella più gelida grotta, più abitazione di armenti che di umana creatura, veniva alla luce nella pienezza dei tempi il promesso Messia – Gesù – il Salvatore degli uomini».

Il pianto del “Dio pargoletto”
«Un bue ed un asino – scrive Padre Pio nella Meditazione sul Natale – riscaldano il neonato povero Bambino Gesù; un’umile donna, un povero uomo stanco adoranti presso di lui.
Non si odono che vagiti e pianto del Dio pargoletto. e con questo pianto e con questi vagiti egli offre alla divina giustizia il primo riscatto della nostra riconciliazione».

“Eppure tutto è silenzio”
Da ben quaranta secoli, prosegue il frate di Pietrelcina – che ha scritto questa meditazione negli anni ’20 – «egli è atteso». «Con sospiri gli antichi Padri ne avevano invocato la venuta; i sacri scrittori chiaramente avevano profetato ed il luogo e l’epoca della sua nascita, eppure tutto è silenzio e sembra che nessuno sia a conoscenza di questo grande avvenimento. Solo un po’ più tardi egli è visitato da pastori intenti a vigilare il gregge nei prati. Sono avvertiti da spiriti celesti dello strepitoso avvenimento, invitati a recarsi alla sua grotta».

Gesù ci rivesta di umiltà
Nella meditazione sul Natale, Padre Pio spiega ciò che la nascita di Gesù insegna ai cristiani. «Oh come deve sentirsi acceso il cuore di amore per colui che tutto tenerezza si è fatto per noi. Oh come dovremmo ardere del desiderio di condurre il mondo tutto a quest’umile grotta, asilo del re dei re, più grande di ogni reggia umana, perché trono e dimora di Dio. Chiediamo a questo divin Bambino di rivestirci di umiltà, perché solo con questa virtù possiamo gustare questo mistero ripieno di divine tenerezze».

La grandezza simbolica della Natività
Attraverso la nascita di Gesù, Dio «discende fra noi nella più grande abiezione – evidenzia San Pio – rinunzia no a nascere nell’umile casetta di Giuseppe, rinunzia neanche ad un modesto alloggio fra parenti e conoscenti nella città di Giuda e, quasi rifiuto degli uomini, chiede rifugio e soccorso a vili animali, scegliendo la loro dimora per luogo di sua nascita, il loro fiato per riscaldare il suo tenero corpicciuolo. Permette che il primo ossequio gli sia tributato da poveri e rozzi pastori, che egli stesso, per mezzo dei suoi angeli, informa del grande mistero.

“Tutto questo l’hai fatto per amore”
«Povertà, umiltà, abiezione, disprezzo», circondano il «Verbo fatto carne». «Ma noi – dice il frate delle stigmate – dall’oscurità in cui questo Verbo fatto carne è avvolto, comprendiamo una cosa, udiamo una voce, intravediamo una sublime verità: tutto questo l’hai fatto per amore, e non c’inviti che all’amore, non ci parli che di amore, non ci dai che prove di amore».

Ecco perché il Bambino Gesù nasce in una mangiatoia!
Il «celeste» Bambino Gesù, osserva ancora Padre Pio nella meditazione sul Natale, «soffre e vagisce nel presepe per rendere a noi amabile, meritoria e ricercata la sofferenza. Egli manca di tutto, perché noi apprendiamo da lui la rinunzia dei beni e degli agi terreni. Egli ci compiace di umili e poveri adoratori per invogliarci ad amare la povertà e preferire la compagnia dei piccoli e dei semplici a quella dei grandi del mondo».

La vanità e la grotta di Betlemme
Questo «celeste» Bambino «tutto mansuetudine e dolcezza», secondo Padre Pio «vuole infondere nei nostri cuori col suo esempio queste sublimi virtù, affinché nel mondo dilaniato e sconvolto, sorga un’era di pace e di amore. Egli dalla nascita ci addita la nostra missione, che è quella di disprezzare ciò che il mondo ama e cerca».

«Prostriamoci – conclude il santo cappuccino nella meditazione sul Natale – innanzi al presepe e con il grande san Girolamo, il santo infiammato di amore a Gesù bambino, offriamogli tutto il nostro cuore senza riserva, e promettiamogli di seguire gli insegnamenti che giungono a noi dalla grotta di Betlemme, che ci predicano essere tutto quaggiù vanità delle vanità, non altro che vanità».

Gelsomino Del Guercio – Aleteia.org

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