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06 Feb

Aspetti psicologici e psicopatologici del “coronavirus”

In questo periodo ci fa molto discutere quella che sembra avere tutte le colorazioni di una pandemia ma che secondo quanto riferiscono gli esperti a tutt’ oggi, virologi e infettivologi, pandemia non è.

Questo gran parlare a livello di comunicazione tra persone, media e social del fenomeno, sui possibili effetti letali sulla salute umana segue il solco della distorsione della comunicazione stessa del tipo “favola di Orleans”.

Cioè ad esempio se il soggetto numero 1 manda una semplice notizia, una comunicazione o uno aneddoto ai successivi soggetti fino ad arrivare al numero 100, ci accorgeremmo ben presto che si giungerà ad avere una comunicazione totalmente diversa e addirittura distorta da quella iniziale.

Ci sono esperimenti a supporto di questa nostra affermazione, ma addentrandoci nel problema, ci si accorge subito che gli effetti psicologici che scattano all’ interno di noi, dopo aver sentito questo bombardamento mediatico di notizie, sono assimilabili e assai vicini ad un sentimento di angoscia e non di paura.

Ciò complica le cose in quanto la paura ha un oggetto determinato da affrontare, perchè è un’ emozione che porta il soggetto stesso ad agire in modo funzionale se non interviene o si slatentizza una psicopatologia nel soggetto stesso (fobie, attacchi di panico, comportamneti ossessivo compulsivi ecc.), mentre l’ angoscia è qualcosa di non determinato, di non definito, qualcosa che minaccia la nostra vita ma per la quale non sappiamo bene come orientarci e comportarci ed è un po quello che stiamo vivendo in questi giorni (vedi assalti ai supermercati, farmacie, negozi da una parte e ristoranti, bar, pizzerie vuoti dall’ altra).

Per alleviare il senso di angoscia di morte, perchè questa è la vera angoscia che ci prende è opportuno che essa stessa si trasformi in paura cioè, ci renda capaci di attaccare e di affrontare l’ oggetto temuto, ma questo non sembra avviene in modo funzionale.

A far questo è opportuna, a parere degli scriventi, una chiara ed efficace comunicazione – da parte di tutto il mondo giornalistico, mediatico e politico – scevra da ogni allarmismo e fake news a cui stiamo assistendo.

Occorre seguire un’ unica modalità di intervento scandita da autorevolezza da parte delle istituzioni e buon senso da parte di tutta la popolazione senza strumentalizzazioni politiche ma, ci rendiamo conto anche che ciò è molto difficile e ciò costituisce in grave fattore di rischio che aumenta l’ angoscia collettiva.

Relativamente a noi psicologi e psicoterapeuti, è chiaro che dobbiamo essere in grado di aiutare tutti quei soggetti che in questi casi inevitabilmente cadono in psicopatologie varie (depressione, ansia depressive, fobie di varia natura, ecc.).

Possiamo aggiungere a ciò il fatto che laddove è gia presente una psicopatologia è opportuno l’ intervento psicoterapico e/o psicofarmacologico a seconda dei casi, mentre dove non si ha una psicpatologia conclamata si può agire con il counseling e il sostegno psicologico di vario orientamento (analitico, cognitivo-comportamentale, sistemico ecc.).

Per far questo diamo per scontato che ogni bravo psicoterapeuta abbia fatto i conti con la propria angoscia di morte e con le proprie paure… Come ultimo pensiero ci permettiamo di consigliare che la comunicazione va fatta in modo semplice anche ai bambini a cui non va nascosto nulla.

Purtroppo spesso si ha la tendenza di spiegare loro solo le cose positive e belle, nella maggior parte dei casi però questo è un meccanismo protettivo che risponde più ad un bisogno dell’ adulto (non sono sicuro di essere capace di sopportare ciò che potrebbe scatenarti un evento) che al bambino stesso.

DOTT. BASILIO FIORENTINO PSICOLOGO E PSICOTERAPEUTA

DOTT. MICHELE PADOVANO PSICOLOGO IN FORMAZIONE SISTEMICO RELAZIONALE

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