00:00:00
13 Jun

Violenza sulle donne in aumento, anche tra loro, dall’Italia al Cile una vera road map dell’odio.

25 Novembre 2019
2243 Views

Di Alessandro Santarsiero

Anche quest’anno le donne hanno pagato un conto salatissimo in fatto di dignità e di vite umane, e la giornata del 25 novembre ci ricorda simbolicamente ciò che non vorremmo mai leggere o sentire, ossia degli omicidi, degli stupri, dei soprusi, delle offese, delle discriminazioni, e di tutto quanto sonocostrette a subire quotidianamente.

Se diamo un’occhiata ai dati diffusi dagli organismi internazionali e non solo ci rendiamo subito conto che il fenomeno non è mai in diminuzione, pur essendo in aumento il numero di denunce e di iniziative pratiche volte alla difesa delle donne stesse.

Mi sembra assurdo nel 2019 dover parlare di donne da difendere, da proteggere, da tutelare, ed è ancora più assurdo confrontarsi con la cronaca quotidiana, perché se leggiamo una qualsiasi pagina di giornale o di un social notiamo subito almeno una notizia al giorno messa in evidenza in merito, e così ci rendiamo conto che assistiamo ad una vera e propria escalation dell’orrore.

Ieri sera prima di preparare questa riflessione, raggelavo leggendo e guardando le foto di una ragazza americana che non ha più il labbro inferiore, strappato a morsi dal suo ex fidanzato (e stalker) nel tentativo di un bacio di addio, così da lasciarle “un ricordo indelebile per i suoi futuri fidanzati” avrebbe detto dopo mentre lo arrestavano.

Nei giorni scorsi invece abbiamo assistito allo scempio della giovane donna artista di strada rapita (pare dalla polizia), torturata, violentata e appesa a testa in giù dopo essere stata ammazzata, nel pieno di una repressione che in Cile sta toccando punte elevate di pericolosità dittatoriale.

Ma la violenza sulle donne non è solo violenza di genere ad opera di soli uomini, perché se pensiamo alle “madri” che vendono le loro figlie nemmeno adolescenti a promessi sposi adulti in molti paesi dell’Africa, o a quelle bambine che muoiono dissanguate perché le madri devono “onorare” il rito dell’infibulazione, o ancora alle ragazze cacciate di casa o massacrate di botte dai genitori solo perche lesbiche, allora capiamo che il problema è molto più vasto e antico di quanto noi pensiamo anche ad opera di donne stesse.

Allora ben vengano le manifestazioni, le scarpe e le panchine rosse nelle piazze, i centri di ascolto nelle città, i blitz notturni (come quello di stanotte proprio a San Giovanni Rotondo) con i manifestini funebri e i nomi delle vittime italiane, insomma tutto ciò che ci faccia riflettere ed educhi le generazioni future al rispetto per la donna a patto che la prima forma di rispetto nasca tra le mura domestiche, tra i banchi di scuola, nei posti di lavoro.

Una donna, che sia moglie o madre, compagna o amica, studentessa o lavoratrice, eterosessuale o lesbica, di sinistra o destra, è fondamentalmente e prima ancora di ogni.

Da altre categorie