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15 Feb

Il campo di concentramento italiano di Manfredonia

Il campo di concentramento di Manfredonia incominciò a funzionare il 16 giugno del 1940. Fu chiuso nel 1943.

Tornò ad essere il macello comunale della città. È uno dei numerosi campi di internamento civile istituiti dal governo fascista al momento dell’entrata dell’Italia nella seconda guerra mondiale.

Nel 1940 il macello comunale era nuovo di zecca, e piuttosto grande. Per adeguarlo a campo di concentramento, furono effettuati dei lavori, furono ricavati dei camerini, furono scavate le fogne, attrezzate le docce e le cucine; lo si recintò, perché dava quasi sulla strada.

Come negli altri campi simili, la direzione era affidata ad un Commissario di Pubblica Sicurezza (fino al 15 giugno 1943 Guido Celentano), mentre la sorveglianza esterna era responsabilità dei carabinieri. I posti letto erano circa 300. In tre anni vi passarono 519 persone.

Nonostante che la presenza di oppositori politici sottoponesse il campo a regole particolarmente rigorose, le condizioni di vita rimasero accettabili. L’edificio era nuovo, in buone condizioni.

La pulizia e la cucina erano autogestite. Gli internati avevano libertà di movimento all’interno dell’ampio complesso (di oltre 4300 metri quadrati), potevano ricevere visite (di parenti ma anche il 20 maggio 1941 del nunzio apostolico di Napoli, Borgongini Duca), scrivere e ricevere lettere (pur sottoposte a censura).

Nel campo passarono in tutto 519 persone. Gli internati erano in maggioranza stranieri di lingua tedesca o slavi ed antifascisti. Forte e ben organizzata fu la presenza comunista nel campo guidata da Mauro Venegoni e Giulio Mazzocchi, anche il socialista Alessandro Pertini futuro Presidente della Repubblica Italiana vi soggiornò per un periodo prima di essere trasferito al confino delle Isole Tremiti.

Il 1 luglio del 1940 giunsero nel campo di Manfredonia 31 ebrei tedeschi ma, per la maggior parte, furono trasferiti quasi subito, il 18 settembre, nel campo di Tossicia, vicino Teramo.

A Manfredonia restarono soltanto cinque ebrei fino al febbraio del 1942, quando furono trasferiti a Campagna, in provincia di Salerno.

Oltre agli ebrei tedeschi, ai comunisti, ai socialisti, ai sovversivi in genere e agli anarchici, di varia estrazione sociale e provenienti dalle regioni del centro Nord (in particolare dalla Toscana), gli internati più numerosi del campo di Manfredonia furono i cosiddetti ‘ex iugoslavi’, provenienti dall’ Istria e da Fiume.

Con l’8 settembre 1943 il campo si dissolse e con l’arrivo dell’esercito alleato nei giorni successivi gli internati riacquistarono la loro libertà.

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