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22 Feb

Salviamo Sant’Egidio

redazione
17 Novembre 2018
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L’Italia è costellata di luoghi unici, speciali perché legati alla nostra identità e ai nostri ricordi. Piccoli o grandi, famosi o sconosciuti, i luoghi compongono e raccontano la storia di ognuno di noi: un sogno, una scoperta, un traguardo, una certezza, una gioia, un rifugio. Vederli in stato di degrado o di abbandono, senza le cure necessarie né adeguata valorizzazione, ci rattrista come se perdessimo parte di noi stessi.

Lo strumento per contribuire a salvarli è la 9ª edizione de I Luoghi del Cuore, il censimento nazionale dei luoghi italiani da non dimenticare, promosso dal FAI in collaborazione con Intesa Sanpaolo, che si svolgerà fino al 30 novembre 2018.

Il luogo che vi vogliamo segnalare è uno dei simboli di San Giovanni Rotondo: la chiesa (purtroppo quasi diruta) di Sant’Egidio a Pantano.

L’esistenza della chiesa di Sant’Egidio è attestata la prima volta nel 1086, in un atto di donazione del conte normanno Enrico, signore di Monte Sant’Angelo, della chiesa stessa e di altre terre circostanti, comprendenti anche il lago, all’abbazia benedettina della SS. Trinità di Cava de’ Tirreni. All’atto della donazione, i monaci cavensi entrarono in possesso non solo della chiesa, già diroccata o ancora in costruzione, ma anche di numerose terre e del diritto di pesca nel pantano.

La chiesa originariamente era con molta probabilità costituita da un piccolo nucleo che, grazie all’operosità dei monaci, venne ampliato e arricchito di tutte le suppellettili necessarie all’officiatura e alle celebrazioni.

A questo link la storia della chiesa di Sant’Egidio

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