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02 Sep

TORNA CROCE DI LUCE

L’ultime éscare caddero e fu luce là dov’era il segno.

E tu dicesti:
«Ecco le tue piaghe, Signore,
il tuo calvario in me si è consumato».

Dagli abissi del cielo ti sfolgorò il premio:

Gesù Maria al mondo,
Gesù Maria nel coro angelicale
echeggiò l’infinito.

Giù nella roccia viva,
come piaga, giace la santa spoglia crocifissa,
vertice sommo ove s’appunta il cuore.

L’anima non si ciba di ricordi;
al rocchio della cripta preme
che squarci il tesoro
e nomi a ogni alba il giorno nuovo.

Torna, croce di luce,
operaio d’anime,
nella tua officina
solo buchi d’occhi vuoti.

E germini d’amore il tuo seme,
sì che le genti, in un ovile solo,
offrano lacrime fraterne,
come la rosa che s’incima al rovo.

Giovanni Scarale

Leggenda

Settembre 1969 per il primo anniversario. I mesi che seguirono alla morte del Padre, furono contristati da dubbi e smar-rimenti. Riapparve qualche vecchio denigratore che andava gridando su per il Viale semideserto: «E finito tutto! e voi, albergatori, e voi venditori di santini, chiudete e sparite. È finito tutto!» Alcuni, più benevolmente, osservavano che certo non ci sarebbe stata più la gente di un tempo: sarebbero tornati, per nostalgia, alcuni fedelissimi o semplici curiosi. Anche io fui preso da smarrimento, dovuto alla fatica di rivedere e risentire il Padre in forma propriamente spirituale. Mi aggiravo ansioso per la Chiesetta, per la chiesa grande, per la sagrestia vecchia e nuova, sostavo davanti al confessionale per donne e per uomini, attraversavo in lungo e in largo l’orto, salivo su al primo piano del convento, nel salottino, nella Cappellina della segregazione, passavo davanti alla cella: i mier occhi erano vuoti della sua figura. Non riuscivo a seguire la Messa di un altro sacerdote. Mi sentivo defraudato di qualcosa di troppo importante. Padre Pellegrino mi aiutò molto nell’opera di riconversione.

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