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29 Oct

«Ci dai l’anima dei morti?»: quando a San Giovanni Rotondo i bambini bussavano per ricordare chi non c’è più

Tra le nebbie sottili e i profumi intensi dell’autunno garganico, il primo novembre non è mai stato soltanto una data sul calendario. A San Giovanni Rotondo, la festa di Ognissanti e la Commemorazione dei Defunti custodivano un rito antico, un ponte invisibile tra il mondo dei vivi e quello di chi non c’era più.

Prima che le zucche intagliate di Oigni o le mode d’importazione trasformassero la vigilia di Ognissanti in una festa commerciale, le strade del paese si animavano di un vociare festoso e commovente insieme: quello dei bambini.

Il fagotto e il cesto: la questua della memoria

Nelle fredde mattine o nei pomeriggi dorati di fine ottobre, i vicoli del borgo antico vedevano protagonisti i più piccoli.Armati di un fagotto di stoffa o di un cesto di vimini, i bambini giravano di uscio in uscio. Non chiedevano caramelle,ma i doni generosi che la terra offriva in quella stagione: castagne, mele cotogne profumate, melograni rubini e fichi secchi.

La formula che apri-va le porte era una domanda semplice e potente, intrisa di rispetto e tradizione:

«Ci dai l’anima dei morti?»

Era un interrogativo che andava dritto al cuore della comunità. Dietro a quella richiesta non c’era semplice elemosina o golosità infantile, ma il rinnovo di un patto sacro con il passato.

Un peccato da non commettere

Le massaie di San Giovanni Rotondo non facevano mai attendere la risposta. Appena sentivano quella voce infantile,aprivano la porta con il grembiule bianco e riempivano i cesti con ciò che la dispensa e la campagna offrivano.

A rifiutare quel gesto non ci si azzardava. C’era una regola non scritta ma inflessibile tramandata dalle nonne: negare un’offerta per i morti era un peccato grave, un’offesa e una mancanza di rispetto nei confronti dei propri defunti. Se non aprivi la porta o mandavi via i bambini a mani vuote, si diceva che l’anima dei tuoi cari in Purgatorio avrebbe sofferto la fame o che la sfortuna avrebbe bussato alla tua casa.

Dare ai bambini significava, in realtà, dare da mangiare ai propri morti, compiendo un atto di suffragio attraverso la carità ai più piccoli, considerati i messaggeri più puri tra i due mondi.

Una tradizione da custodire

Oggi quel rito del fagotto e della melagrana si è affievolito, sommerso dal tempo e dai cambiamenti della modernità.Eppure, ascoltando i racconti degli anziani di San Giovanni Rotondo, sembra quasi di sentire ancora quel tintinnio di cesti e quella domanda dolce e misteriosa risuonare tra i muri di pietra bianca.

Rievocare questa antica usanza significa riscoprire l’anima più vera di una festa che non parlava di paura o di morte intesa come fine, ma di continuità, di legami indissolubili e di un paese intero che, stringendosi attorno ai suoi bambini, sceglieva di non dimenticare nessuno.

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