Di Francesca Pia Bisceglia
È un’impresa alquanto ardua, per un romanzo, trattare senza sbavature un tema estremo come il fine vita, unito alla leggerezza ritrovata del ritorno nella propria terra.
Sembra riuscirci Angelo Chiaramonte, medico fisiatra garganico, con il suo Questione di Vita o di Morte (Scatole Parlanti, 2026), un romanzo che si legge d’un fiato e che restituisce con immediatezza i luoghi e i personaggi che lo animano.
Chiaramonte costruisce la sua storia attorno a una realtà immaginata, in cui i “centri di fine vita”, dislocati territorialmente, offrono servizi domiciliari di suicidio assistito. Ne emerge una società in cui vivere non significa farlo a qualsiasi costo e nella quale anche la fase finale dell’esistenza può essere affrontata nel rispetto della dignità della persona e della sua libertà di scelta.
Un presupposto narrativo che, tuttavia, non diventa mai manifesto né si trasforma in un trattato di bioetica, rimanendo piuttosto un espediente attraverso cui l’Autore sviluppa la storia.
È in uno di questi centri che Alex, giovane medico appena rientrato nella sua terra d’origine, nel cuore del Gargano, muove i primi passi della professione. Il suo compito è entrare – per step asettici e burocratici – nelle case, nelle vite, nelle ultime ore di persone diversissime tra loro, fino alla somministrazione del “morfeo”, il farmaco della morte.
È proprio attraverso le persone che Alex incontra nel corso del suo servizio che il romanzo acquista la sua dimensione più interessante. Una galleria umana varia e sorprendente, fatta di uomini e donne con storie, caratteri, fragilità e motivazioni profondamente differenti.
All’Autore non interessa stabilire chi abbia ragione e chi torto, né sancire chi di loro abbia più diritto di morire: su ciascuno, e sulle relative scelte, mantiene una significativa sospensione del giudizio. Il lettore viene così lasciato libero di comprendere, interrogarsi e prendere posizione.
Se Alex è il protagonista il Gargano è il suo doppio, silenzioso ed eloquente al tempo stesso. La costa est, la spiaggia di Portogreco, il bosco: Chiaramonte, che questi luoghi li conosce profondamente e li pratica da garganico, è in grado di restituirli con una vivida precisione sensoriale, soffermandosi su coinvolgenti presenze attive.
Il ritorno a casa di Alex è un ritorno alla luce, al mare, agli odori di una terra che lo accoglie e lo rinfranca. Attorno a lui si ricompone un microcosmo di legami antichi: c’è Valentina, psicologa nello stesso centro di fine vita, vulcanica e mai banale, capace di essere insieme complice e specchio critico delle scelte di Alex; c’è Lorenzo, anima della movida, sempre pronto ad aprire un nuovo locale e che, dietro l’apparente superficialità, nasconde un’ammirevole visione esistenziale.
Sono personaggi che Chiaramonte non usa come semplice contorno, ma come voci capaci di mettere in discussione, ognuna a suo modo, le certezze del protagonista.
Il cuore pulsante della narrazione è però l’incontro con Elena, giovane donna che vuole accedere al suicidio assistito. È qui che, raggiungendo il suo culmine, il romanzo mette in crisi quella distanza “da protocollo” con cui Alex ha imparato a svolgere il proprio lavoro: di fronte a Elena, infatti, quella distanza comincia inevitabilmente a incrinarsi.
Il confine tra il medico e l’uomo, tra il dovere professionale e il sentimento, si fa sempre più sottile, mettendo in discussione certezze e limiti che fino a quel momento sembravano ben definiti.
Questione di Vita o di Morte avrebbe potuto essere un romanzo “a tema”, di quelli che si esauriscono nella provocazione etica. Chiaramonte opera una scelta coraggiosa: lascia che il grande interrogativo sul fine vita rimanga come sfondo, portando in primo piano l’amore, l’amicizia, la riscoperta della propria terra come luogo di guarigione.
Ne scaturisce un romanzo generoso e profondamente radicato, capace di inserirsi a pieno titolo nel filone della letteratura garganica. Un libro che merita di essere letto non solo da chi ama le storie ambientate nel nostro territorio e la descrizione dei suoi rinomati paesaggi, ma da chiunque cerchi una narrativa capace di interagire con temi complessi senza mai perdere di vista il calore umano.
In definitiva, un riuscito equilibrio tra leggerezza e impegno: una lettura scorrevole, capace di intrattenere senza rinunciare a suscitare interrogativi e spunti di riflessione.

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