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17 Mar

Francesco Paolo Fiorentino, sempre tra noi

Parlare di Francesco Paolo Fiorentino nel giorno dei suoi natali, il 12 marzo 1935, è un’operazione semplice e complicata allo stesso tempo. Semplice perché, come figlio dell’artista, ho avuto la fortuna di vivere da vicino molti dei suoi tormenti e delle sue gioie, che poi trovavano espressione nella pittura e nel teatro, senza trascurare i momenti poetici che, di tanto in tanto, lo rapivano. Complicata perché racchiudere in poche righe la figura di un artista così poliedrico non è affatto facile.

Francesco Paolo Fiorentino è stato un artista a 360 gradi, come si suol dire: autore di commedie in lingua e in vernacolo, di piccoli sketch teatrali, ma anche di romanzi e opere rimaste incompiute. Nel campo della pittura è stato spesso più conosciuto fuori dalle mura cittadine che nella sua stessa San Giovanni Rotondo. Le sue numerose mostre personali, organizzate dal 1957 al 1985, lo hanno portato in varie città d’Italia e anche all’estero.

Come pittore attraversò inizialmente correnti impressioniste per poi approdare a uno stile sempre più personale, che negli anni si sviluppò in cicli pittorici come le Metamorfosi, l’Espressionismo Cosmico e quella fase che i figli hanno definito Vanificazione della Morte.

Il teatro, tuttavia, fu una delle sue grandi passioni. A San Giovanni Rotondo fondò nel 1957 una compagnia teatrale con mezzi di fortuna: le prime prove avvenivano addirittura presso un noto forno del paese, seduti su fascine di rami utilizzate per la panificazione, e con attori improvvisati, in uno spirito quasi neorealista. Iniziň subendo l’influsso dei classici latini e del teatro partenopeo, per poi sviluppare uno stile del tutto personale, in cui il popolo – con le sue lamentele, la sua comicità, la sua saggezza e la sua presenza viva – diventava protagonista dello sviluppo delle sue opere.

Il suo patrimonio teatrale conta circa settanta lavori tra drammi, tragedie, farse, tesi teatrali e commedie esistenziali, scritti in italiano e in vernacolo nell’arco di circa venticinque anni. Un corpus importante che attende ancora oggi una pubblicazione definitiva.

Dalla sua prematura scomparsa nel 1986, tutte le amministrazioni comunali che si sono succedute hanno voluto ricordarlo dedicandogli il chiostro della residenza municipale, una strada – quella dei Pittori Italiani – e un’epigrafe con una delle sue liriche più belle nel luogo in cui nacque e crebbe, in via Pirgiano 81.

Molti lo considerano uno dei maggiori commediografi della nostra regione, e non solo. Ma i paragoni, spesso, lasciano il tempo che trovano. Per tutti noi che lo abbiamo amato, resta semplicemente Cechino.

Ancora oggi le sue opere vengono rappresentate dalla compagnia teatrale Artisti di Provincia, fondata dal figlio Lio nel 1998 e ispirata al titolo di una sua commedia in lingua. Negli anni Settanta lo stesso Francesco Paolo Fiorentino aveva fondato anche il gruppo Il Clan di Cocktail, dal titolo di un’altra sua opera teatrale del 1968.

Proprio per ricordarlo e rendergli omaggio, l’8, 9 e 10 aprile gli Artisti di Provincia, con il fondamentale sostegno della BCC di San Giovanni Rotondo, porteranno in scena una sorta di festa dedicata alle sue opere teatrali: un breve ma intenso percorso tra scene tratte dalle sue commedie, alternate a momenti della sua vita privata, raccontati dal figlio Lio, nei luoghi e nei momenti in cui l’artista componeva e dipingeva.

Come dicevo all’inizio, l’operazione è complessa: tanto ci sarebbe ancora da dire su un artista così vasto e multiforme. Per raccontarlo davvero, forse, servirebbe una serie di incontri e convegni.

L’appuntamento è al Cinema Palladino di San Giovanni Rotondo, in via Poerio. L’ingresso alla manifestazione sarà solo su invito, con accesso alle ore 20:30 e sipario alle 21:00. Un’occasione per ricordare, attraverso il teatro e la memoria, un artista che continua a vivere nelle sue opere.

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