I rover e le scolte “clan castellana” del gruppo “san giovanni rotondo1 riccardo lombardi” ha effettuato un sondaggio/studio sul disagio giovanile: l’adolescenza è spesso descritta come un’età di scoperte, ma per molti è un “turbinio di emozioni” che può trasformarsi in un labirinto senza uscita. Questo progetto nasce da un’esigenza profonda e dolorosa: la perdita del nostro amico Riccardo. Un evento che ci ha lasciato un vuoto che abbiamo deciso di trasformare in consapevolezza.
Abbiamo così intrapreso un percorso di ricerca durato mesi, consultando professionisti della comunità “La Perla”, incontrando psicologi e somministrando un questionario a 110 ragazzi tra i 14 e i 22 anni.
- Il Mito della “Normalità”: Cosa dicono i dati
Dall’analisi dei questionari emerge un quadro complesso. Un dato che ha colpito maggiormente noi e la psicologa riguarda la tristezza: alla domanda “Ti sei sentito triste senza una ragione apparente?”, solo il 4,5% ha risposto “mai”.
L’esperto ci dice che rispondere “mai” è paradossalmente più preoccupante di un “sempre”. In adolescenza, gli sbalzi d’umore sono naturali. Negare la tristezza significa spesso non ascoltarsi o aver paura delle proprie emozioni.
Negli ultimi mesi hai avuto difficoltà a fare cose che solitamente ti piacciono? Le risposte più normali sono quelle sulla scuola, quelle più preoccupanti sono quelle dove vediamo l’assenza delle emozioni o i casi in cui non si riescono a controllare. Non bisogna patologizzare tutto: bisogna fare attenzione ai piccoli fenomeni e non ingigantirli; non bisogna crearsi paranoie come “sono depresso”, quando in realtà nella fascia adolescenziale gli sbalzi di umore sono naturali e frequenti.
Differenza di genere: alcune risposte sono molto forti. Gli studi dimostrano che, al contrario di ciò che si pensa, la donna non subisce di più rispetto all’uomo e si deve fare attenzione a parlare di differenze di genere in tematiche più importanti.
Inoltre molti ragazzi affermano il desiderio di intraprendere un percorso con uno psicologo, ma di essere stati fermati da pregiudizi, dal disaccordo dei genitori o da fattori economici.
Ci siamo poi domandati come fare per capire quando un disagio è normale o rappresenta un campanellino d’allarme. La psicologa risponde: «Per esempio l’ansia: in molti casi è normale durante l’adolescenza, ma quando non ti lascia vivere serenamente e ti blocca dal mondo esterno potrebbe trattarsi di qualcosa di più grande». - Le Ombre: Ansia, Dismorfofobia e Autolesionismo
Dalle ricerche e dai test sono emersi tre grandi scogli che i giovani affrontano oggi:
Ansia da prestazione: si intende un disturbo psicologico che rientra nella cosiddetta ansia di stato. Chi soffre di a.d.p. si preoccupa di fallire un determinato compito ancora prima che sia iniziato e tende a pensare che un singolo fallimento possa essere tradotto in umiliazione o rifiuto nella vita, nel lavoro o durante un rapporto sessuale.
- A.d.p. relazionale: caratterizzata dalla continua ricerca di stima da parte degli altri; è collegata in modo molto stretto alla paura di non essere all’altezza di una situazione o, in generale, dal giudizio degli altri.
- A.d.p. scolastica: insieme all’a.d.p. lavorativa o sportiva, è caratterizzata dalla paura di non essere in grado di svolgere un determinato compito (un esame o una gara, per esempio) o di non ottenere i risultati sperati. Si crea un legame profondo tra la paura di non essere apprezzati a causa dei risultati ottenuti e la propria autostima.
L’ansia, in quanto meccanismo fisiologico e positivo di attivazione, permette di rendere al meglio in tutte quelle situazioni che richiedono maggiore concentrazione e impegno. Essa è utile al raggiungimento di un obiettivo, ma se gestita nella maniera sbagliata può attivare un meccanismo di sabotaggio.
Dismorfofobia (Aspetto Fisico): è il disagio principale percepito. Il sentirsi giudicati per il proprio corpo crea un senso di inadeguatezza che spinge all’isolamento.
L’Anestesia del Dolore: molti ragazzi ricorrono a comportamenti rischiosi (alcol, droghe, autolesionismo) non per cercare divertimento, ma per “sentire qualcosa” o, al contrario, per anestetizzare un’angoscia insopportabile. L’autolesionismo, in particolare, è stato descritto come un modo per rendere l’angoscia “tangibile”: attraverso il taglio, il dolore mentale esce insieme al sangue, dando un sollievo momentaneo ma pericolosissimo.
- Il Muro tra Giovani e Adulti
Il questionario rivela una frattura comunicativa. Molti ragazzi sentono che gli adulti:
- Sminuiscono: “È solo una fase”, “Ai miei tempi era peggio”.
- Giudicano: Invece di ascoltare, propongono subito soluzioni o paragoni.
- Non vedono: C’è un grido d’aiuto silenzioso. Una risposta al nostro test mostrava un disagio estremo, eppure chi sta vicino a quella persona sembra non essersi accorto di nulla.
- Il confronto con gli educatori de “La Perla”
Ci siamo poi confrontati con gli educatori de “La Perla”: una comunità educativa nata con lo scopo di reinserire nella società minorenni con precedenti penali lievi. Ci hanno parlato dei loro metodi educativi e dell’organizzazione della loro comunità.
Il punto di vista degli educatori:
“Con questi ragazzi, la comunicazione è la chiave e spesso aiuta anche la collaborazione della famiglia, ma è rara. Una criticità del nostro lavoro è sicuramente la poca autostima dei ragazzi sulla quale è difficile intervenire, ma ci si può lavorare col tempo.”
Alla domanda: “Quali cambiamenti negli atteggiamenti dei giovani avete riscontrato nel vostro lavoro col passare degli anni?” le educatrici rispondono: “L’uso di sostanze, le quali colpivano i giovani dai 14-15 anni, adesso vengono utilizzate anche dai 10 anni; inoltre al giorno d’oggi i ragazzi fanno molta più fatica ad elaborare le proprie emozioni”. - Sentieri di Soluzione: Cosa possiamo fare?
Non vogliamo dare ricette pronte, ma indicare dei sentieri, come suggerito nei nostri incontri:
Per le Istituzioni e le Scuole
Il sistema scolastico attuale è spesso fallace. È necessario integrare lo psicologo a scuola come figura stabile. Le istituzioni non devono limitarsi a proibire i luoghi di aggregazione dove i giovani bevono o si sballano, ma devono affrontare la radice del problema: perché quei ragazzi sentono il bisogno di sballarsi?
Per le Famiglie
La casa deve essere un luogo dove ci si può “sciogliere” senza paura.
- Ascolto attivo: A volte un figlio non vuole una soluzione, vuole solo essere ascoltato.
- Validare le emozioni: Insegnare che tristezza e rabbia non sono debolezze, ma segnali.
- Osservare i segnali: Isolamento improvviso, calo dei voti o cambiamenti nel sonno sono campanelli d’allarme da non ignorare.
Per noi Giovani
Dobbiamo “fare amicizia con il nostro dolore”. Non sprecarlo, ma masticarlo e trasformarlo in testimonianza. Andare dallo psicologo non è da “matti”: chi ci va riconosce il proprio disagio e vuole guarire. Questo è il massimo segno di salute mentale e coraggio.
Diventare Testimoni
Questo capitolo della nostra vita non si chiude con un articolo. Il nostro obiettivo è creare un manifesto dei nostri pensieri che possa dare luce agli altri. Come abbiamo imparato in questi mesi: “Le chiacchiere non servono se non sono messe in pratica”. Dobbiamo essere noi i primi a osservare chi ci sta vicino, a chiedere “come stai?” e ad ascoltare davvero la risposta
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