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30 Jan

Quando l’Inter incontrò Padre Pio


La notte mistica del 30 gennaio 1964 a San Giovanni Rotondo tra profezia, fede e scudetto

È una delle storie più affascinanti del calcio italiano, sospesa tra cronaca sportiva e leggenda popolare. Una di quelle vicende che il tempo non scolorisce, ma anzi carica di significati nuovi. Siamo nel 1964, l’anno della Grande Inter, guidata dal carismatico Helenio Herrera e dal presidente Angelo Moratti. Una squadra dominante, feroce, quasi mistica nella sua forza. E proprio al misticismo, in modo del tutto inatteso, l’Inter va a bussare.

Il calendario propone una trasferta delicata: Foggia-Inter, campionato di Serie A. Herrera, attentissimo a ogni dettaglio e sempre alla ricerca di concentrazione assoluta, sceglie San Giovanni Rotondo come sede del ritiro pre-partita. È una decisione insolita, ma non casuale. Per il pernottamento viene contattata la signora Anna Maria, che indica l’unica struttura all’altezza all’epoca: l’Hotel Santa Maria delle Grazie, a pochi passi dal convento dei Cappuccini.

È lì che avviene l’incontro destinato a entrare nella storia.

Padre Pio accoglie la delegazione nerazzurra con cordialità e semplicità. Non c’è clamore, non c’è cerimoniale: solo uno scambio umano, diretto. Ma a un certo punto il frate stimmatizzato pronuncia parole che lasciano il segno. Si rivolge a Herrera e Moratti con una frase secca, quasi spiazzante:

«A Foggia perderete, ma vincerete lo scudetto.»

Un gelo attraversa la stanza. Una sconfitta annunciata non è mai una buona notizia, soprattutto per una squadra abituata a vincere. Eppure, quel pronostico – che suona più come una profezia che come una previsione – si avvererà in modo puntuale: l’Inter perderà davvero a Foggia, ma a fine stagione conquisterà il titolo di campione d’Italia.

Attorno a quell’incontro nasce anche un racconto che profuma di devozione e ribellione gentile. Si dice che alcuni giocatori, tra cui Sandro Mazzola, non resistano al richiamo della fede. Contravvenendo alla rigidissima disciplina di Herrera – la “vigilia” era sacra quanto una partita – scavalcano una finestra dell’albergo e, nel silenzio dell’alba, si dirigono di nascosto alla Messa delle cinque del mattino celebrata da Padre Pio. Un gesto semplice, ma carico di significato, che racconta l’uomo prima ancora dell’atleta.

Quella notte a San Giovanni Rotondo resta così impressa nella memoria collettiva come un momento unico: l’incrocio tra calcio e spiritualità, tra strategia e destino, tra la razionalità del Mago Herrera e l’imprevedibile mistero della fede.

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