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15 Apr

Candela, il “Laboratorio Migramah” dove si intrecciano fili e relazioni

Intrecciano fili, storie, vissuti. Intrecciano anche relazioni, conoscenze, bagagli culturali, amicizie. Intrecciano un sogno, quello di realizzare una serie di abiti, partendo da capi usati e cestinati, modificati con la tecnica del macramè. E’ il loro modo per accendere un riflettore sul consumismo, legato in questo caso a capi d’abbigliamento prodotti e destinati alla grande distribuzione low cost, dove si sfruttano persone, si inquina, si calpestano i diritti. Per questo, il “Laboratorio Migramah – Body experience” è qualcosa che va oltre un semplice progetto. E’ un percorso umano e sociale che dà modo d un gruppo di donne di trascorrere delle ore insieme, di conoscersi, di produrre una serie di abiti in macramè, antica tecnica di ricamo, completamente manuale, i cui nodi diventano metafora di un intreccio culturale.

L’iniziativa è frutto della collaborazione tra Rapsovive collettivo che nasce dall’intesa di tre artiste foggiane Wanda GianniniGaia Scervini e Marta Crucinio – e le beneficiarie accolte nel progetto SAI – Sistema di Accoglienza ed Integrazione – promosso dal Comune di Candela “Vulnerabili” e gestito dalla cooperativa sociale Medtraining del consorzio Oltre in un’area di Villa Torre Bianca. L’iniziativa dà continuità e si intreccia col percorso di sartoria solidale che le beneficiarie seguono con Pina Suriano per imparare tutte le tecniche di filato utili alla produzione di borse, tappeti ed altri piccoli lavori. «Si è creata una bella atmosfera con le beneficiarie che seguono il progetto – spiegano dal collettivo – . C’è tanta collaborazione ed entusiasmo e si nota che l’iniziativa sta producendo benessere soprattutto nelle donne che partecipano in questo percorso». Del resto, lavorare il filo diventa la metafora ideale per chi cerca di riannodare i fili della propria vita, specialmente perché costretta a lasciare il proprio Paese a causa di violenze, guerre, miserie, persecuzioni. Un modo per sfoderare creatività, fantasia ed abilità manuali. Tutte competenze che possono essere utili anche nel mercato del lavoro. Una bella occasione per imparare tecniche nuove e per favorire piccoli momenti di socialità.

Al termine del progetto, dunque, le opere realizzate da Rapsovive in collaborazione con le beneficiarie del progetto SAI di Medtraining diventeranno oggetto di esposizione per far conoscere quanto fatto. Intanto si intrecciano fili, relazioni, storie. Ed è la parte del viaggio che rende speciale questo progetto

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