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26 Oct

Il sangiovannese Antonio Cascavilla: intervista Pepsy Romanoff regista di Vasco Rossi

di Antonio Cascavilla

“Benvenuti alla festa epocale di Modena Modena Park!” Modena Park, l’evento storico che lo scorso 1 luglio 2017 ha riunito 220 mila spettatori nel Parco Enzo Ferrari di Modena. Un concerto mozzafiato, con un palco di 130 metri di larghezza e alto quasi come un palazzo di otto piani. Modena Modena Park, come dice il Blasco in “Colpa d’Alfredo” è più di un concerto. La regia è stata diretta dal grande regista Pepsy Romanoff. Una squadra quella di Romanoff composta da circa ventisette telecamere, in modo tale da portare la voce di Vasco nei cinema e su Rai 1. Il 1 luglio 2020 Pepsy Romanoff e Rai 1 hanno voluto festeggiare il grande show di Vasco, ribattezzato con il titolo “La tempesta perfetta”. Riportiamo di seguito le sue parole.

Lei da anni lavora con Vasco. Ecco com’è lavorare con lui?

“Ho conosciuto Vasco nel 2014 con un progetto che ho fatto con Sky arte, una serie tv dal titolo Ogni volta Vasco. Ho avuto la possibilità di incontrarlo per lavoro e iniziare un percorso che in quel momento sembrava essere una cosa che iniziava e durava in un certo lasso di tempo. Poi sono successi tutti una serie di episodi legati al fatto che erano anni in cui lui tornava dopo la sua malattia quindi è come se ci fosse stato una sorta di cambio generazionale, come se il motore fosse nuovo e c’era bisogno di parti nuove e io mi sono trovato in maniera fortuita in questo frangente e quella collaborazione è stata molto bella perché comunque Vasco è rimasto particolarmente contento. Anno dopo anno siamo ancora qua (come Vasco scrive in Eh già). In questi giorni, dove ci sono state tutte queste ricorrenze importanti, mi sono detto spesso che comunque la mia vita per certi versi è legata soprattutto a questo grandissimo personaggio e uomo di musica. Il mio nome spesso è sempre legato alla musica e principalmente a Vasco, non l’avrei mai detto che potesse essere così. Dieci anni fa se qualcuno mi avesse chiesto con chi vorrei lavorare non avrei mai detto il nome di Vasco perché quando questa cosa è capitata è successa in maniera molto spontanea e casuale. È proprio vero che ti devi trovare nella situazione al momento giusto, con tutte le condizioni per far i che le cose succedano”.

Parliamo di Modena Park. Dal punto di vista della regia come vi siete organizzati?

“La regia di Modena Park è stata un esperimento perfetto. La tempesta perfetta è stata così chiamata per quello che è successo anche a livello tecnico, con tutti quelli che hanno lavorato a questo progetto. Portare a Modena una regia così complessa con ventisette telecamere, di cui alcune cinematografiche perché l’evento andava al cinema, sulla Rai, poi veniva fatto un film. Anche in questo caso io non credevo di poterci riuscire a mettere insieme una forza così grande così come c’è stato nell’audio, nel palco, nelle luci. È stato un vero primato assoluto tutto Made in Italy, è un evento che non si ripeterà molto facilmente per tanti anni perché oltre al pubblico ci deve essere anche un artista che ti permette di poter fare certe cose. Vasco è comunque il punto più alto di una piramide che è fatta di tanti strati sotto che servono a sostenere. Un cantante senza una band, senza un supporto non veniva fuori quello che è venuto fuori, al dì là del fatto che Vasco non ha bisogno di tante cose però oggi uno show è costruito anche con una serie di fasi fondamentali audio, schermi, telecamere. Una tempesta perfetta in tutti i sensi.

San Siro 2019 e Modena Park: c’è qualche differenza o qualcosa in comune fra i due concerti?

“Sicuramente c’è una grandissima differenza. Essere nella scala della musica italiana mette sempre dei brividi. Quest’anno abbiamo fatto un prodotto molto nuovo. Volevo raccontare tutto quello che era il retro. Modena è tutto incentrato sul concerto e sul fatto dei quarant’anni di carriera. Vasco Non Stop 2018 – 2019 è il racconto di due anni di tour. Un tour che non si fermava mai e San Siro è stata un po’ la ciliegina sulla torta. Vasco poi ama fare un regalo ai fan facendo delle cose anche un po’ impossibili. Sono molto legato al prodotto di quest’anno e come se avessi fatto anch’io una scaletta diversa quindi il gusto di suonare delle cose diverse c’è anche per me. Sono contento perché nel racconto di quest’anno vengono fuori tutta una serie di cose che a Modena, per ovvi motivi, non ho potuto fare, come far vedere Vasco quando prova, la parte degli arrangiamenti, la band, far raccontare dei piccoli episodi, le prove a Castellaneta. Volevo entrare nella parte più intima di un intero sistema come quello del tour”.

Si dice che ai concerti di Vasco ci sono bambini, ragazzi e adulti. Lei da regista come la pensa?

“È vero. Vasco è un personaggio che riesce a coinvolgere tutti con un’estrema forza e semplicità. Alla fine il segreto di Vasco è di essere talmente semplice e diretto che quello che canta lo fai subito tuo. Quando la cosa è vera ed ha valore assoluto tipo il volersi bene, lo star male, soffrire per un amore, penso che a qualsiasi età queste cose possono essere comprese da un ragazzo di tredici anni ad una persona di oltre settant’anni quindi Vasco è obliquo in questo e riesce a coinvolgere tutti indistintamente. Questa è la forza che gli si può riconoscere totalmente”.

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