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15 Apr

P. Pio ha vissuto per anni nella cella che la tradizione cappuccina in S. Giovanni Rotondo, ritiene abbia alloggiato il giovane San Camillo de Lellis 

LA CELLA N. 5
DEL CONVENTO
DI S. GIOVANNI ROTONDO

di Felice Ruffini

sacerdote Camilliano

Forse sono pochi quelli che sanno che P. Pio ha vissuto per anni nella cella che la tradizione cappuccina in S. Giovanni Rotondo, ritiene abbia alloggiato il giovane sbandato Camillo de Lellis nella notte tra il I° e il 2 febbraio 1575.

Il confratello privilegiato che raccolse dalle labbra stesse di P. Pio la tradizione è il camilliano P. Pietro Santoro che, su mia richiesta, mi ha fatto avere per iscritto la emozionante esperienza:

“Il tutto avvenne il 18 agosto del 1958 a 13 mesi e 4 giorni dalla mia Ordinazione Sacerdotale. Pervenni a S. Giovanni Rotondo, pronto a tempo per assistere alla S. Messa celebrata da P. Pio sul piazzale dinanzi alla nuova Chiesa, dove era preparato un Altare e i fedeli – erano tanti, numerosi e silenziosi – circondavano come un grande abbraccio quell’altare.

“Vidi il grande fervore col quale P. Pio celebrava. Ho avuto l’impressione di trovarmi di fronte al Cristo sofferente… Sacerdote e vittima. Volto e occhi immersi in una dolorosa visione che in Lui si riviveva, in un cosciente e doloroso Eccomi!. Ma quando arrivò all’Agnus Dei, quel volto si chinò sull’Altare, come Agnello sgozzato, e con voce flebile ma toccante – quasi come un singulto – supplicò… Agnus Dei… cosa che penetrò il mio animo e non posso dimenticare!

“Dopo quella Messa lo rividi, raccolto e quasi trascinato verso, il Confessionale. Prima di entrarvi fu pregato di benedire un piccolo infermo molto grave, giacente fra le braccia della madre. P. Pio senza aprire gli occhi, sorridente e quasi estatico lo benedisse. Un gesto evangelico!

“Ciò però che mi fece, in certo senso, entrare nel cuore amico di quel santo frate, fu un episodio che Lui stesso volle raccontarmi… quel mattino, dopo quella Messa e l’incontro col piccolo infermo. Volendo ad ogni costo parlare con Lui e baciare le sue mani trafitte, accompagnato da un Sacerdote amico, Lo attesi ad un passaggio obbligato vicino alla salettina dove riceveva alcuni in particolare.

“Ed eccolo, Lo vidi giù in fondo alla scala che si accingev a a salire. Mi vide e sorridente, mentre saliva, esclamò: Ecco un Camilliano . Poi avvicinandosi e porgendomi la mano da baciare, mi disse: Da dove vieni… Dalla Sicilia Padre Pio , risposi. E Lui, accarezzandomi la testa riprese: Questo Siciliano… lo sa Padre – riprese P. Pio – lo sa che io sto alla cella n. 5 occupata un tempo da S. Camillo? – era la cella degli ospiti – , risposi. E Lui: Ma non sa una cosa!… che S. Camillo la abitò una sola notte e si fece santo… ed io che vi abito da trenta anni sono ancora un povero diavolo… e scoppiò in una fragorosa risata, mentre ridandomi la mano da baciare mi salutò dicendo: Preghi per me…, e si recò da quelli che lo aspettavano.”

Qualche anno dopo il P. Santoro – per anni posto alla guida della Provincia camilliana Sicula – Napoletana, si fece promotore di un dono a P. Pio: una statua di S. Camillo con l’ammalato per la sua “Casa Sollievo della Sofferenza”. Benedetta dallo stesso Beato P. Pio, ancora oggi è tra gli ammalati.

Ma come ci arrivò a S. Giovanni Rotondo il nostro San Camillo? Invitiamo il nostro gentile “navigatore” a consultare nella pagina dedicata alla breve “Vita di S. Camillo”, il capitolo Sulla via di Manfredonia.

Occasione di Dio per Camillo fu il Guardiano del Convento, P. Angelo, il quale ” lo chiamò sotto un pergolato di viti, e perche alle sue attioni gli pareva un giovane dato alle cose del mondo, gli fece un breve ragionamento spirituale, dandogli particolarmente alcuni ricordi contra le brutte tentationi…”

Così il giorno dopo – 2 febbraio 1575 – di buon mattino Camillo “havendo sentita la sua Messa – e forse anco pigliata la candela benedetta per essere quel giorno la Purificatione della Santissima Vergine – si licenziò et avviò verso Manfredonia”.

Nel bel mezzo del tratturo che attraversava una pietraia lunare mista a neve gelata, Camillo cadde a terra dall’asino e battendosi fortemente il petto implorando “…perdona Signore, perdona questo gran peccatore… donami spatio di vera penitenza…”.

E dalla pietraia garganica si rialzò un uomo nuovo che testimonierà l’Amore Misericoredioso di Dio per l’Uomo malato e sofferente, da essere proclamato da Benedetto XIV fondatore e maestro di una “Nuova Scuola di Carità”.

La tradizione cappuccina ha conservato la memoria di questo evento e della cella n. 5 ,  P. Pio ne ha reso testimonianza.

Nel 400° anniversario della Conversione, il 2 febbraio 1975, ci furono solenni Celebrazioni per ricordare l’evento. Le autorità civili dei Comuni di Bucchianico e di S. Giovanni Rotondo stipularono il Gemellaggio: il primo aveva visto il natale terreno, il secondo quello dello spirito. Venne benedetta anche un prima pietra per un Altare – Monumento da erigere in zona “Valle dell’Inferno”, nell’aspra pietraia che scende a picco verso Manfredonia dove la tradizione orale racconta che avvenne la Conversione. Opera completata da qualche anno per lo zelo e la generosità dell’Ing. Pietro Gasparri, figlio spirituale di P. Pio e per anni Segretario Generale della “Casa Sollievo della Sofferenza”.

Ogni anno l’Associazione “Fiaccola della Carità,” fondata dal camilliano P. Ercole Meschini, ne cura la Celebrazione in accordo con i Cappuccini di S. Giovanni Rotondo.

Questo luogo è sacro e santo (cf Es 3, 5) perché Iddio Misericordioso è sempre in attesa del “figliol prodigo”. Nella Chiesa a Lui dedicata, e posta sotto il Patrocinio della sua Immacolata Madre con il titolo di “Madonna delle Grazie”, continua l’opera di rigenerazionee di salvezza.

Quattrocento anni “occasione di Dio” fu Padre Angelo, che salvò l’Uomo Camillo de Lellis, oggi è il  P. Pio che continua la missione di Misericordia di Dio… San Camillo è il primo di una moltitudine di salvati in questo luogo sacro e santo.

La Cella n. 5 rimase sempre lo studio di P. Pio , anche quando per motivi logistici si trasferi in altra parte del Convento. Ed è in questa “cella” che la ” Casa Sollievo” vede le sue origini. Lo confermano le parole di P. Paolino Rossi, postulatore generale: “Il 9 gennaio 1940 nasceva nella sua cella l’idea e il sogno di realizzare “un grandioso ospedale, espressione della Carità di Cristo e che potesse accogliere gratuitamente, come un nuovo Cottolengo, tutti gli ammalati. Il principio ispiratore del personale medico e non, deve essere: in ogni bisognoso c’è Cristo”.

E’ naturale dedurre che la radice ispiratrice è stata la devozione e l’ammirazione che il Beato P. Pio ha sempre avuto per S. Camillo. Se ne può trovare conferma nelle parole che il P. Guardiano del Convento la sera del 2 febbraio 1976 – a conclusione dell’ Anno Giubilare del 400.mo di Conversione – diceva ad un gruppo di Pellegrini di Bucchianico dinanzi alla Tomba del Santo: “come l’ardente amore verso Dio e l’ammalato accomuna San Camillo e Padre Pio”.

Nati nello stesso giorno dell’anno, il 25 maggio, del 1550 San Camillo e del 1887  P. Pio, i due Uomini di Dio sono testimoni in grado eroico della Carità e della Passione del Signore : Padre Pio portando visibilmente nel corpo le Stimmate del Cristo Crocifisso, Padre Camillo in cinque parte del corpo infermità pesanti – da lui chiamate le “cinque misericordie del Signore ” – che ugualmente lo tennero strettamente unito al Cristo Crocifisso, servito e venerato nei fratelli ammalati: “…habbiate sempre à mente questa sententia che chi serve et ministra gli Infermi, et poveri, serve et ministra à Christo nostro Redentore…”

FONTE www.sancamillo.org

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