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10 Dec

Riflessioni sui due giorni più importanti per San Giovanni Rotondo

di Nicola Morcaldi

Si è conclusa la due giorni più attesa da parte dei sangiovannesi (albergatori e parcheggiatori in primis), e da buona parte dei devoti di San Pio.

A rendere ancora più importanti queste ultime ore nel paesino tra “Muntcalv e Muntnir”, una serie di eventi ha contribuito a ciò: primo fra tutti, il fatto che quest’anno cadesse il cinquantesimo anniversario della morte di San Pio, in secondo luogo la visita del Premier Prof. Avv. Giuseppe Conte: una visita questa, comunque la si voglia mettere, storica. Mai un Presidente del Consiglio dei ministri era giunto da queste parti, un Presidente di San Giovanni Rotondo poi era una cosa neanche lontanamente immaginabile nella mente dei più. La sensazione è che anche gli anzianotti habitué del corso, i quali hanno assistito al montaggio del palco bullone dopo bullone, fossero interessati, anche se a detta loro “non c n frega nand” (si sa, i nostri simpatici vecchietti difficilmente ammettono qualcosa). Infine, perfino le condizioni metereologiche sono state perfette, cosa non di poco conto considerando i trascorsi gelidi della “notte di San Pio”.

Tornando a noi, se qualcuno pochi mesi fa avesse immaginato un anniversario così ha un futuro (o magari ha già un presente) da scommettitore, che sicuramente frutterà un capitale di cospicuo valore.

Tutto ciò necessità però di qualche minuto di riflessione, partiamo da lontano. Come si arriva a tanto? Come si è giunti ad un evento del genere?

Di certo non dal nulla, ma si sa da cosa nasce cosa. San Giovanni ha la fortuna (sì, la fortuna, perché molte cose sono cadute letteralmente dal cielo), di essere diventato un centro famoso in tutto il mondo. Il territorio è stato fin da subito clemente, ha consentito alla maggior parte delle famiglie di campare di pastorizia (nulla di disonorevole, anzi…), inoltre essendo una zona di passaggio fu da sempre un importante centro economico-organizzativo attraverso il quale transitava ogni tipologia di merci. A proposito di territorio, è situato in un parco Nazionale (se la ritenete cosa da poco, allora desterà molto scalpore in voi la reazione di un qualsiasi bambino di Milano alla vista di un somaro, cosa che invece per voi è quotidiana se per lavoro vi muovete spesso in zona, o se semplicemente avete un collega non proprio in gamba, ma questa è un’altra storia…). Ha avuto “sotto al sedere” la miniera di bauxite la quale, gioie e dolori, ha dato da mangiare a centinaia di famiglie: oggi il sito minerario è stato riconosciuto tra i più grandi d’Europa. Ha avuto e ha ancora istituti di credito tra i più importanti nella zona, i quali oltre ad offrire opportunità dal punto di vista lavorativo, raramente si sottraggono a qualsivoglia iniziativa volta a tutelare il territorio. Infine, ma non perché meno importante anzi, ha avuto Padre Pio, il quale avrebbe potuto finire altrove, invece no: è finito qui, e i san giovannesi capeggiati dall’allora Podestà Francesco Morcaldi, amico fraterno del frate da Pietrelcina, se lo sono tenuto stretto.

Dai giorni della venuta di San Pio, il nostro paese ha conosciuto una continua espansione ed ha offerto sempre maggiori servizi, primo fra tutti spicca l’Istituto Casa Sollievo della Sofferenza (e i suoi istituti collaterali) a fare da fiore all’occhiello, fino al più giovane “Centri di Riabilitazione Padre Pio”: entrambi centri che ci invidiano in tutto il mondo.

Ebbene, benessere attrae altro benessere. Inutile dilungarsi ad elencare tutto quello che il nostro paese da lì ad oggi può offrire in termini di servizi, ma parlando di ciò che per un comune cittadino è maggiormente tangibile, è bene guardarsi intorno e notare anche le cose più semplici che si fanno ogni giorno per capire effettivamente la fortuna che ha chi decide di abitare qui: che possano piacere o no (si sa, tutto è relativo) decine di bar e decine di pizzerie tra le quali scegliere dove andare a prendere una pizza (se la ritenete cosa banale, fate come per il bambino di Milano, parlate con l’abitante di uno dei tanti paesi limitrofi che abbiamo e vedete che ne pensa); un cinema non proprio di discrete dimensioni; forse una dozzina di palestre (sto esagerando, ma ormai si è perso il conto); un parco, il Parco del Papa, che può solo far invidia; uno stadio che è uno dei pochi della zona ad avere la pista di atletica (ma per altri motivi che non sono oggetto di questo articolo, ahimè non viene utilizzato); associazioni sportive a cui affidare ogni giorno centinaia e centinaia di pargoli; campetti da calcio a non finire (anche al coperto), da tennis, e quant’altro vada bene per il proprio svago e per quello dei nostri “cuccioli”. A proposito di “cuccioli”, come non menzionare il fidopark, parco appositamente dedicato ai nostri amici a quattro zampe: chi di voi ha avuto la fortuna di studiare fuori allora saprà bene che si tratta di una tipologia di parco che fino a poco fa esisteva solo al nord. Infine le scuole, già, una cosa banalissima: eppure in molti centri limitrofi stanno chiudendo, decine di ragazzi ogni mattina entrano alle 6 in un vecchio pullman scassato per recarsi qui per studiare (è bene ricordare che lo studio rappresenta uno dei diritti fondamentali ed inviolabili di ogni cittadino), per poi tornare a casa alle 16. Immaginate in inverno, l’apprensione dei loro genitori.

La sensazione diffusa, ormai, è che probabilmente alle nostre latitudini si stia così bene che forse nessuno se ne renda più conto, ogni minima cosa appare banale, scontata, dovuta. Per carità, non deve passare il messaggio che sia tutto perfetto (anzi!), ma allo stesso tempo a guardare solamente il bicchiere mezzo vuoto poi si corre il rischio di meravigliarsi quando si sente l’abitante di un paese vicino dire: “Da me non c’è niente, a volte vengo ai Mandorli anche se non devo comprare niente, vengo a vedere gente”. Su questa frase è bene meditare.

Detto ciò, dopo questa digressione un po’ lunga ma necessaria per inquadrare il tema della discussione, tornando ai giorni appena conclusi come spesso (sempre) capita in queste occasioni, tuttavia, come si suol dire “qualcuno ha sputato nel piatto dove mangia”. Sia chiaro, il diritto di critica è sacrosanto, ma qui c’è ben altro e non si sa perché alla fine, siano sempre gli stessi.

La polemica principale di questi giorni, seppur del tutto sterile, è stata quella del prezzo praticato da alcuni alberghi. Tralasciando il fatto che pare sia stata solo una “strategia” per non ricevere altre telefonate di prenotazioni in quanto già pieni (e per quel che ne sa lo scrivente, effettivamente, già da tre o quattro mesi le stanze erano tutte prenotate), non occorre elencare i commenti che questi giorni qualcuno ha fatto al riguardo, ma un dubbio sorge spontaneo: perché si è disposti a pagare una normalissima maglia 20 euro, invece quella di un famoso calciatore 100 euro e non si batte ciglio? Perché quando si prende un caffè sotto al Colosseo pagandolo 10 euro sembra tutto normale, anzi, ci si fa anche un selfie commemorativo con tanto di sorrisone? Perché quando si va ad una fiera, allo stadio durante una finale, o ancora al concerto del cantante del momento, si paga una stanza d’albergo 200 volte di più rispetto al giorno prima e ciò non scuote minimamente gli animi? Perché quando si vanno a completare gli studi in una grande città, in modo tale da “poter allargare i propri orizzonti”, si paga una singola 800 euro in totale tranquillità?

Ebbene, se anche fosse vero che qualche albergo volesse speculare sull’evento in maniera esagerata, come mai fuori si prende semplicemente atto di ciò che viene offerto, invece all’interno delle nostre mura si pretende che tutto sia diverso? Perché altrove “è così e basta”, qui invece si filosofeggia sui se, i come, i quando, i perché, e sul cosa siamo diventati?

Concretamente, non si comprende perché qualcuno si sia meravigliato che, in corrispondenza di questi due giorni (come già detto all’inizio dell’articolo, i due giorni forse più importanti del nostro calendario, i più attesi da migliaia di persone), i prezzi degli alberghi siano aumentati. Sono le leggi del libero mercato, non si comprende perché non dovrebbero valere per il nostro paese. Se una scelta si rivelerà azzardata sarà il mercato a fare selezione: 400 euro sono troppi per una stanza? L’anno prossimo sarà vuota, o al contrario, vuol dire che ci avranno visto lungo. Se poi si pretende che il nostro paese si sottragga alle leggi spietate del mercato, in alternativa l’anno prossimo ci si può organizzare ed ospitare un pellegrino ciascuno.

Per una volta bisognerebbe farsi furbi, non c’è niente di male, non si diventa cattive persone solo per questo. Oppure bisogna continuare a fare i buonisti pronti a cospargersi il capo di cenere ad ogni occasione?

Piuttosto, parlando di cose da migliorare sul serio, ha destato molto malumore tra i pellegrini il fatto che la chiesa nuova non potesse ospitare tutti, in particolare molti avrebbe gradito anche solo un maxischermo all’esterno. Ecco, su questo punto, forse ospitare migliaia di persone e non pensare a dove metterle, più che una critica può destarla.

Rileggendo il tutto viene in mente una frase che si sente spesso dai ragazzi che tornano qui dopo aver completato gli studi lontano da casa: “ma sì, più vado in giro più mi rendo conto che in fondo qua non si sta male”.

E a quanti non perdano mai occasione di dire “vado via mi vergogno di essere di San Giovanni”, possono stare tranquilli, troveranno molte persone disposte a pagargli il biglietto di sola andata.

 

 

 

 

 

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