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14 Nov

Dio e uomo di fronte al dolore: meditazioni sulla Croce

 

Di Michele Illiceto

(Prima parte)

 

Dio e uomo alla prova del dolore

Il dolore mette alla prova non solo l’uomo, ma anche Dio. Mette alla prova l’uomo nel suo essere uomo e mette alla prova Dio nel suo essere Dio. Lasciandosi mettere la prova dal dolore, Dio mette alla prova il dolore. Affrontando il dolore, Dio affronta colui che usa il dolore per accusare l’uomo. Nel libro di Giobbe, il ruolo dell’accusatore viene svolto dal Satana (Gb. 1,6).

Satana sa. Conosce Gesù, sa perché è venuto. Conosce il suo progetto e anche di che cosa è capace di fare. Conosce il suo amore senza tuttavia lasciarsi amare. Sa anche di che cosa è capace questo amore. Sa fin dove questo amore per l’uomo è capace di condurre Gesù e fin dove lo sta conducendo. Ed è da questa fine che il satana lo vuole distogliere.

Satana vuole impedire che Gesù ami. Che sia ciò che è: amore incarnato del Padre. Satana teme la croce: epifania dell’amore che resiste al dolore. La prova del dolore sta nel tentare di far smettere l’uomo di amare Dio e Dio di far smettere di amare l’uomo.

Con la croce possiamo parlare non solo del dolore “di” Dio, ma anche del dolore “in” Dio. La croce non è più solo un dolore che sta di fronte a Dio, ma un dolore che sta in Dio. La croce è l’evento che ci rivela che da sempre il dolore è in Dio. Prima che dell’uomo, il dolore è di Dio. Ora lo sappiamo. E la croce ce lo ha rivelato.

La croce è un evento trinitario. Essa rivela all’esterno ciò che Dio è da sempre al suo interno. E’ la più grande narrazione della Trinità. La sua massima epifania. Sulla croce non solo Dio è entrato nel dolore, facendosi Egli stesso dolore, ma il dolore è entrato in Dio. La croce ci rivela che Dio conosce il dolore. Se se Egli sa che cosa è il dolore, allora può capire chiunque è nel dolore.

Nell’enciclica Dominum et vivificantem, di Giovanni Paolo II, si legge, in questo senso, che « nella umanità di Gesù redentore, si invera la sofferenza di Dio» (n. 39).

 

Dolore e amore

Ma che Dio conosca il dolore è una contraddizione per la ragione. Per la filosofia. E’ un contraddizione perché il dolore limita la sua presunta onnipotenza. Ma Dio non soffre perché impotente, o perché è fragile. Dio se soffre, soffre per amore. Dio che soffre per amore riesce a superare tale dolore amando. C’è un amore che fa soffrire e c’è un amore che supera il dolore. A noi spesso manca questo secondo amore: quelo che ci fa resistere al dolore.

Se l’amore è il motivo per il quale Dio soffre, a sua volta non possiamo dire che il dolore è il motivo per il quale Dio ama. La più alta e completa definizione di Dio è che “Dio è amore” (1 Gv 4,18). In Dio l’amore precede il dolore. Lo precede. Lo assume. Lo attraversa. E lo supera. Proprio perché ama, Dio si espone al dolore. Chi ama soffre (Imitazione di Cristo, III,). E Dio soffre amando. In Dio dolore e amore si incontrano.

 

Dolore, amore e libertà

Manca però una parola per capire meglio le cose che stiamo dicendo: quale è la massima manifestazione dell’amore di Dio? L’aver creato l’uomo libero. La libertà, invece che essere la prova che Dio non c’è (come vorrebbe Sartre), è la prova che Egli c’è. La libertà è la traccia che meglio testimonia l’amore di Dio per l’uomo.

Ma Dio stesso ha dovuto pagare un prezzo molto alto per questa libertà donata all’uomo: la possibilità di introdurre il male nel mondo e con esso il dolore e la sofferenza.

Dio ha tanto amato l’uomo da dargli la possibilità di negarlo. Creando la libertà Dio ha reso possibile il rifiuto. Lo ha permesso. Come direbbe Leibniz: Dio non ha voluto il male, ma il bene della libertà. Solo che per volere il bene della libertà ha dovuto permettere il male del possibile rifiuto.

Se attraverso la sua libertà – attraverso un cattivo uso della libertà – l’uomo ha introdotto il dolore nel mondo, tale dolore è entrato anche in Dio. Nella mia libertà Dio si espone al mio rifiuto.

Da allora Dio soffre. C’è una croce che è piantata nel cuore di Dio fin dalla creazione del mondo. Sul Gòlgota questa croce in Dio è stata resa visibile storicamente. Dio soffre non solo perché il non amarlo priva Lui di noi, ma ancor più perché priva noi di Lui. (continua….)

 

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