Di Leonardo Ricucci
È scomparsa una figura che ha segnato la storia culturale di San Giovanni Rotondo. Per anni ha insegnato danza, disciplina e passione a generazioni di giovani allieve. Nel 2009 portò in città anche la grande Carla Fracci.
Ci sono persone che non appartengono soltanto alla propria epoca. Restano nella memoria di una comunità, nei racconti delle famiglie, nei ricordi di chi è stato bambino e poi adulto, nei luoghi che hanno fatto da teatro a una parte importante della loro vita.
Rita Ripoli è stata una di queste persone.
La sua scomparsa lascia a San Giovanni Rotondo il ricordo di una donna che per intere generazioni ha rappresentato la danza, la cultura, l’eleganza e soprattutto la formazione.
Attraverso la sua scuola di danza, Centrodanza, Rita ha accompagnato tante giovani ragazze e ragazzi in un percorso che andava ben oltre l’apprendimento dei passi e delle coreografie. La danza diventava disciplina, sacrificio, impegno, educazione alla bellezza e capacità di mettersi alla prova.
E per chi ha vissuto quegli anni, pronunciare oggi il suo nome significa inevitabilmente tornare indietro nel tempo.
Quei saggi al cineteatro Palladino
Erano gli anni in cui i saggi di danza rappresentavano veri appuntamenti cittadini.
Al cineteatro Palladino i posti non bastavano mai. Si arrivava presto, si cercava di conquistare una poltrona e, quando la sala era ormai gremita, si restava anche in piedi pur di assistere allo spettacolo.
Nessuno voleva mancare.
Sul palco salivano le giovani ballerine della città, emozionate e concentrate, con i costumi di scena e negli occhi il risultato di mesi di prove.
Tra loro, nomi che ancora oggi appartengono alla memoria di quella stagione, come Giuliana Pugliese e Vittoria Scarale, insieme a tante altre ragazze che attraverso la danza hanno vissuto una parte importante della propria adolescenza.
Che tempi! Niente storie su Instagram, niente smartphone a fare da barriera, nessun filtro a nascondere le emozioni. Il rapporto umano era puro e autentico. Si aspettava con trepidazione la sera del saggio per ammirare la ragazza dei tuoi sogni sul palco, restando in piedi tra la folla perché i posti erano completamente esauriti. La bellezza della nostra gioventù esplodeva lì, dal vivo, davanti agli occhi di una comunità intera che sapeva ancora emozionarsi per le cose belle.
Le famiglie in sala, le luci del palco, gli applausi e, dietro le quinte, il lavoro di una maestra che aveva preparato quelle ragazze con rigore e passione.
Quando Carla Fracci arrivò a San Giovanni Rotondo
Tra i momenti più significativi di quella storia c’è senza dubbio l’arrivo a San Giovanni Rotondo di Carla Fracci.
Nel 2009 la straordinaria étoile italiana fu protagonista di una serata al cineteatro Palladino, organizzata in occasione della chiusura della stagione della scuola di danza Centrodanza di Rita Ripoli.
Fu un incontro simbolicamente importante.
Da una parte una delle più grandi interpreti della danza mondiale, dall’altra una scuola nata e cresciuta nella realtà quotidiana di una cittadina del Gargano, dove una maestra aveva dedicato anni alla formazione delle sue allieve.
Due dimensioni apparentemente lontane, unite però dalla stessa passione: quella per la danza.
Non soltanto una maestra
Rita Ripoli non ha insegnato semplicemente a danzare.
Ha insegnato che dietro la leggerezza di un movimento c’è la fatica. Che dietro un’esibizione di pochi minuti ci sono ore di studio e prove. Che l’eleganza nasce dalla disciplina e che ogni risultato richiede costanza.
Sono insegnamenti che spesso rimangono anche quando le lezioni finiscono.
Le bambine di allora sono diventate donne. La città è cambiata, sono cambiate le abitudini, sono cambiati i modi di vivere gli spettacoli e persino il rapporto con il teatro.
Ma alcuni ricordi resistono.
Basta pronunciare “Palladino” e la memoria riporta a quelle serate, alle luci sul palco, alle famiglie sedute in sala, alle bambine emozionate prima di entrare in scena.
E in quei ricordi c’è anche Rita.
Una donna che ha lasciato un’eredità
Il valore di un insegnante si misura soprattutto da ciò che rimane dopo il suo passaggio.
E Rita Ripoli lascia molto.
Lascia le sue allieve, i loro ricordi, gli insegnamenti ricevuti, le emozioni di quelle serate e una parte della storia culturale e sociale di San Giovanni Rotondo.
La sua storia si intreccia con quella di una generazione che attraverso la danza ha imparato non soltanto a stare su un palcoscenico, ma anche ad affrontare la vita con impegno e disciplina.
Oggi, davanti alla notizia della sua scomparsa, riaffiorano quei volti e quei nomi.
Giuliana, Vittoria e tante altre.
Riaffiorano le serate al Palladino e gli applausi.
Riaffiora il ricordo di Carla Fracci a San Giovanni Rotondo.
Ma soprattutto riaffiora il volto di una maestra che per tanti anni ha accompagnato le sue allieve nel mondo della danza.
Rita Ripoli non c’è più.
Ma alcune persone non se ne vanno davvero.
Restano nei luoghi della memoria, nelle storie che vengono raccontate, nelle persone che hanno formato e nelle emozioni che hanno lasciato.
E così, ancora oggi, basta chiudere gli occhi per rivedere quelle luci accese sul palco del Palladino, sentire gli applausi di una sala gremita e immaginare quelle giovani ballerine pronte a danzare.
Dietro di loro, come in tanti ricordi di una vita, c’è Rita.
La maestra.
La donna di cultura.
La signora della danza di San Giovanni Rotondo.
E forse è proprio questo il modo più bello per salutarla: ricordando che, attraverso le sue allieve e attraverso ciò che ha insegnato, Rita Ripoli continuerà a danzare nella memoria della sua città.
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