di Miriam Pompilio – Classe 2^ A, Liceo Scientifico I.I.S.S. “Pietro Giannone”, San Marco in Lamis
Se un marziano arrivasse nel mio paese, vedrebbe subito un luogo sospeso tra ciò che è stato e ciò che potrebbe essere. Un territorio che, a prima vista, sembra quasi dimenticato: lampioni che non illuminano più, giardini senza fiori e altalene mosse soltanto dal vento.
In questo scenario apparentemente spento, anche la natura sembra essersi ritirata: niente farfalle o coccinelle, solo corvi e gatti neri che, paradossalmente, diventano simboli di fortuna in un luogo dove la bellezza sembra aver perso voce. Le biblioteche appaiono impolverate, come se anche i libri volessero fuggire, e i luoghi dedicati ai bambini risultano vuoti o abbandonati.
È un paese dove i giovani sembrano sempre più lontani, costretti a partire, mentre chi resta spesso si rifugia nella nostalgia del passato. In questo quadro malinconico, la felicità sembra ridursi a piccoli gesti quotidiani, come una conversazione tra anziani o il rumore lontano della vita che continua.
Eppure, questo stesso paese non è solo ciò che appare nel suo lato più spento. Guardandolo meglio, si scopre che può brillare di verde, di tradizioni e di umanità. Le montagne custodiscono ancora una natura viva, capace di offrire paesaggi suggestivi e un senso di pace autentica. Il centro storico conserva storie, leggende e tracce di una memoria che lo rende quasi senza tempo.
Le tradizioni popolari, i gruppi folkloristici, i canti e le danze raccontano un’identità ancora viva, soprattutto tra i giovani che scelgono di restare e valorizzare il proprio territorio. Anche la semplicità quotidiana, come un caffè in un bar del paese accompagnato dal suono degli uccellini e dalla calma della vita lenta, diventa un simbolo di autenticità.
Il problema, forse, non è la mancanza di bellezza, ma lo sguardo con cui la si osserva. Spesso, infatti, ciò che è piccolo o diverso non viene riconosciuto e valorizzato. Eppure proprio lì si nasconde la ricchezza più grande: nei fiori meno vistosi, nelle tradizioni, nelle persone che continuano a credere nel proprio territorio.
Per questo il paese non è soltanto un luogo abbandonato, ma anche uno spazio che può rinascere. Servirebbe soltanto riscoprirlo, riconoscerlo e soprattutto viverlo davvero. Perché anche i territori più piccoli possono brillare, se chi li abita decide di farlo insieme.
In fondo, come conclude idealmente il mio “dialogo con il marziano”, ogni luogo ha bisogno di stelle che brillino insieme per illuminare il proprio cielo.
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