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01 Mar

LA SIPONTO ANTICA CHE NON FINISCE MAI DI STUPIRE

di Aldo Caroleo

Una antica chiesetta emerge dal suo passato di Aldo Caroleo

Percorrendo i sentieri che circondano, e delimitano l’area che insiste nelle immediate adiacenze dell’Anfiteatro della Siponto romana,ci si imbatte, in lontananza, in una costruzione che a prima vista sembrerebbe una struttura rurale.Tante volte sono stato affascinato da quella costruzione, ma quelle volte che ho cercato di avvicinarmi, sono stato dissuaso da due minacciosi cani da guardia.Ma la tentazione e il fascino che ne veniva fuori erano tanti…Ci sono ritornato anche perchè una studentessa doveva fare una tesi , e fortunatamente, invece dei cani c’era una famigliola di Polacchi che si sono dimostrati molto disponibili a farmi osservare quella struttura.

E le mie aspettative non sono andate deluse: non di una costruzione rurale si tratta, ma di un vero e proprio edificio religioso, chiesa od oratorio, con tanto di portalino d’ingresso con una edicola vuota ma che conteneva una statuetta sacra e rosoncino, anch’esso vuoto.Osservando bene le pietre (sono sempre quelle che “parlano”), ho riscontrato tanti graffiti: mani, date, numeri,vari altri segni geometrici, nomi e alcune lettere enigmatiche che potrebbero riferirsi appartenenti all’alfabeto runico, ma tutte da decifrare.Ma ciò che ha destato il mio interesse di appassionato di simbologia dei simboli e segni, è il fatto che non solo le mani sono graffite, ma anche gli avambracci: cosa che non ho trovato nei graffiti di Santa Maria Maggiore di Siponto, nè a San Leonardo L’interno della struttura è a volta a botte e sulle pareti sono delle nicchie che evidentemente ospitavano statue o arredi sacri .Particolare è anche la presenza di un camino, nato , secondo me, ma non ne sono certo, con la costruzione che ho datato tra la fine del 1440 e la metà del 1600, ma da verificare quando tutto sarà leggibile.

Anche all’interno ho scoperto una grande quantità di segni,mani, numeri , ma tanti altri sono da decifrare e scoprire perchè le pareti interne sono completamente annerite dal fumo del camino.La domanda che mi sono posto, e che mi pongo, finchè non avrò altri elementi nella mia ricerca, è che il piccolo edificio si trova a circa 500 metri in line d’aria dalla Basilica di Santa Maria Maggiore , meta di pellegrinaggi e questo piccolo edificio sacro sarà stato sicuramente oggetto fino alla fine del 1700 ed oltre, di visitazioni dei pellegrini che notoriamente frequentavano luoghi legati ad eventi miracolosi, e le mani e i segni, lo dimostrano: rappresentano il ringraziamento per la grazia ricevuta o per la sua richiesta.Altro elemento che mi induce a pensare ad un luogo legato a questi eventi, ma questa è una mia supposizione,è quello della presenza, nelle immediate vicinanze dell’edificio, di una cisterna per la raccolta delle acque con un ingegnoso ed affascinante sistema di canalicoli scavati nella roccia, che portano nella cisterna stessa di una vasca scavata nella pietra, ancora in perfette condizioni e contenenti acqua.

La tentazione di attribuire a quest’acqua delle virtù miracolose o comunque terapeutiche, come motivo delle frequentazioni, è tanta. Anche perchè non vi sono, allo stato attuale della mia ricerca, dei nomi di Santi o elementi simbolici a loro riferibili.Inoltre, la posizione vicina all’anfiteatro della Siponto Romana, potrebbe far presupporre l’esistenza di qualche trempio pagano per il culto delle acque, ma anche di un impianto termale conproprietà curative delle acque. Proprietà e benefici effetti che poi sarebbero continuati, sotto il Cristianesimo per sincretismo.Questo vuole essere il primo passo,e lo faccio per divulgare queste mie modeste conoscenze per il beneficio di tutti. Naturalmente il lavoro è ancora lungo per raggiungere le certezze.

E , come sempre, Siponto Antica non finirà mai di stupirci.Con questo mio modesto contributo, rivolgo anche il mio invito a tutti coloro che possono dare degli altri contributi per la conoscenza di questo sito.Perchè la CULTURA è e deve essere messa sempre a disposizione di tutti.

TESTO Aldo Caroleo

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