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23 Jan

Focus sulla biopsia liquida: dalla diagnosi alla terapia

Di Federico Pio Fabrizio

Sebbene le alterazioni genetiche e le analisi di mutazioni correlate a patologie tumorali siano già da tempo studiate e finalizzate alla diagnosi risultando fondamentali per l’orientamento prognostico e terapeutico del paziente, nell’ambito della pratica clinica un nuovo importante ruolo è rivestito dalla cosiddetta “biopsia liquida”, una metodica che consente di ottenere informazioni relative alle possibili modificazioni genetiche del tumore e di monitorarne la sua evoluzione.

I biomarker tumorali acquisiscono le informazioni di una neoplasia in seguito al rilascio di cellule morte che vanno incontro a necrosi. In breve, il DNA tumorale circolante (ctDNA) viene processato ad opera dei macrofagi che inglobano queste cellule tumorali e rapidamente rilasciato nel sangue sotto forma di piccoli detriti cellulari (Figura 1). A partire da un semplice prelievo di sangue il quale viene immediatamente centrifugato è possibile ottenere il plasma da cui si estrae il ctDNA che verrà successivamente sottoposto ad analisi di quantificazione [Diaz L.A. et al. “Liquid biopsies: genotyping circulating tumor DNA.” J Clin Oncol. (2014); 32(6):579-586]. Il ctDNA rappresenta un marker ideale per la genotipizzazione del tumore e per la descrizione del profilo molecolare dello stesso tumore in esame.

Figura 1. Illustrazione di un gruppo di cellule tumorali che vanno incontro a necrosi e del ctDNA successivamente rilasciato in circolo. Fonte: Lovly C et al. 2016. Circulating Tumor DNA. My Cancer Genome.

https://www.mycancergenome.org/content/molecular-medicine/circulating-tumor-dna/

A differenza della biopsia tissutale che rappresenta una procedura invasiva e fornisce una fotografia

“istantanea” del tumore, nel sito del prelievo e nel momento del prelievo stesso, la biopsia liquida può essere ripetuta più volte con un impatto minimo in termini di invasività ma soprattutto utilizzata per il monitoraggio dei pazienti in corso di terapia nei quali non è possibile ripetere il prelievo o accedere direttamente al tessuto (Figura 2).

 

Figura 2. Biopsia tissutale e biopsia liquida a confronto. Fonte: Lovly C. et al. 2016. Circulating Tumor DNA. My Cancer Genome. https://www.mycancergenome.org/content/molecular-medicine/circulating-tumor-dna/

 

In linea con quanto detto in precedenza, la biopsia liquida consente di individuare un gruppo di pazienti che progrediranno velocemente rispetto ad altri che presentano una malattia meno aggressiva. Inoltre può trovare grande utilità anche nella terapia a bersaglio molecolare: ad esempio valutando la presenza di cellule/cloni resistenti ai farmaci ed avviando nuove ipotesi scientifiche allo scopo di chiarire al meglio le vie di segnalazione implicate nei processi di invasività cellulare e metastatizzazione dei tumori primitivi [Bardelli A et al. Integrating liquid biopsies into the management of cancer. Nat Rev Clin Oncol. 2017 Sep;14(9):531-548]. Nonostante la biopsia liquida abbia un grande potenziale ed effetto predittivo sulla progressione di un tumore, vi sono alcuni limiti da evidenziare a partire dalla quantità di ctDNA nel plasma che potrebbe risultare scarsa a seconda del tipo di tumore analizzato, dello stadio tumorale (localizzato o diffuso) e del grado tumorale.

Infine, con la biopsia liquida nasce l’esigenza di capire come migliorare il percorso diagnostico e terapeutico del paziente finalizzato allo sviluppo di nuove strategie di gestione non invasive del tumore e poter quindi stabilire il trattamento personalizzato più efficace [Lebofsky R et al. Circulating tumor DNA as a non-invasive substitute to metastasis biopsy for tumor genotyping and personalized medicine in a prospective trial across all tumor types. Mol Oncol. 2015; 9(4):783-90; Trombetta D, Sparaneo A, Fabrizio FP, and Muscarella LA. Liquid Biopsy and non-small cell lung cancer. Lung Cancer Management. 2016; 5(2), 91–104].

 

 

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