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16 Aug

Sabato Santo, il germe della Pasqua nel silenzio della tomba

 

di Michele Illiceto

(Ultima parte)

 

Da dove parla la Croce oggi? «Cambiano le croci, ma la croce resta» (Primo Mazzolari, Tempo di passione. Meditazioni per la settimana santa, Paoline, Milano 1995, p. 79). Il Golgota ha cambiato luogo, ma la forma e la sostanza restano sempre le stesse.

Per chi muore Gesù? Sulla croce Gesù muore per coloro che lo stanno uccidendo. Per loro e per coloro che dopo di loro continueranno a ucciderlo. A uccidere l’Amore. I suoi aguzzini non sono soltanto coloro che lo uccidono ma anche coloro per i quali Egli si lascia uccidere: la vita “Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo” (Gv 10, 18).

Posti un questa condizione, essi non hanno diritto di essere amati. Eppure lo sono ugualmente. Ecco lo scandalo. «L’amore è oltre il diritto» (Primo Mazzolari, Tempo di passione, cit., p. 80). L’amore è il superfluo che resiste al necessario. Quando non è creduto, appare in tutta la sua inutilità. Viene deriso e denigrato. Sulla croce l’Amore viene insultato. Ma se resiste a tale insignificanza, diventa necessario. Più necessario del necessario.

L’amore appare inutile quando è rivolto a chi non ha il diritto di riceverlo. A chi non lo merita. Ma è nella natura dell’amore amare senza fare i calcoli. Lontano dalla logica del do ut des. In questo senso la croce è pura follia. E la sua è la logica del perdono. La Croce è «il bene che si perde» (Primo Mazzolari, Tempo di passione, cit., p. 72).

Gesù non muore per i bravi e i sani, ma per i peccatori e per i malati. Per chi non lo merita. Per chi non ancora si è pentito. La croce non presuppone il pentimento, perchè al limite è essa che lo suscita. La croce supera anche la morale per fondare la logica della radicale alterità che è totale ospitalità. La croce è un ‘«Evidenza insultante» (Ivi).

Il dolore inutile

«Il dolore ha i suoi diritti, che Dio rispetta» (Primo Mazzolari, Tempo di passione, cit., p. 88). La più grande arma del dolore è quella di dare la sensazione che soffrire non serva. Il «Soffrire in perdita» (Ivi). Infatti a che serve soffrire? Per questo a Gesù viene rivolta la quarta tentazione: “Scendi dalla croce e ti crederemo”. E’ come se gli dicessimo: “Fin quando sei sulla croce non sei credibile, perché sei un perdente. Non possiamo credere a uno che perde. Scendi e vinci, solo allora ti crederemo”. Gesù deve resiste a questa tentazione: la tentazione del dolore inutile. Quella per cui il soffrire non porta a nulla. Il dolore è la porta del niente. Il dolore inutile è un dolore doppio, perché al dolore che si prova aggiunge il dolore del non-senso del dolore stesso.

«Giuda vende il maestro divenuto inutile» (Primo Mazzolari, Tempo di passione, cit., p. 72). La follia della Croce sta nella sua nullità. Nella nullità elevata ad essere. Nella pretesa di colmare il vuoto della perdita di un senso che deriva dalla logica dell’amore. Giuda rivela il possibile traditore che si annida in me. Non possiamo condannarlo, perché condannare lui significa condannare noi.

La croce sorprende la ragione.

Sulla croce Dio non è creduto. Perché è un Dio che scandalizza. La croce è «scandalo per i Giudei, stoltezza per i pagani» (1 Cor 1,23). Sulla croce l’amore rompe il connubio kantiano tra Bene e ragione. Spezza la loro corrispondenza. In Kant il Bene è proporzionale alla conoscenza che se ne ha. Sulla croce, il Bene è talmente elevato che riesce a perdonare anche chi non lo conosce. L’amore supera le attese della ragione. Il Bene della croce supera il Bene della ragione, il Bene circoscritto nella Legge morale di kantiana memoria. Ancora una volta la ragione non capisce, e si arrende. Si può solo stupire: «Sul calvario non si ragiona, si contempla» (Primo Mazzolari, Tempo di passione, cit., p. 75).

Che cosa è costato di più a Dio? La redenzione o la creazione? «La redenzione è un’operazione più costosa della creazione» (Primo Mazzolari, Tempo di passione, cit., p. 81). Sulla Croce la ragione, il Logos, si trasforma – come direbbe Foucault, in s-ragione, in “de-reason”, la follia. Il razionale in irrazionale. Non per niente Hegel ha parlato di “Venerdì santo speculativo” (Georg Wilhelm Friedrich Hegel, Fede e Sapere [1803], Conclusione).

La Ragione dice “prendi”, il cuore dice “dai”. E’ proprio vero che “il cuore ha delle ragioni che la ragione non comprende” (Pascal). Bisogna sprofondare nel vuoto del proprio Ego. «L’egoismo non dice mai basta: l’amore ancor meno. Sono due espressioni o avventure del cuore: l’una nel tenere, l’altra nel dare; l’una pretende, l’altra s’immola» (Primo Mazzolari, Tempo di passione, cit., p. 86).

Il Calvario rende infelice il mio egoismo. Svela tutto il suo fallimento. Comprende la croce solo chi capisce che «il perdere è il solo guadagno» (Primo Mazzolari, Tempo di passione, cit., p. 74). In questo modo non divento povero, ma divento ricco. Ricco della mia povertà, perchè «la povertà non è mancanza di denaro, né di successo, ma l’impossibilità di spendermi, cioè la mancanza assoluta di amore» (Ivi).

Quando uno ama deve essere pronto ad attraversare il deserto. Eppure a Gesù non è bastato il deserto. Il Getsemani più che deserto è un “frantoio” (Primo Mazzolari, Tempo di passione, cit., p. 64).

Rubare Dio

Il grido di Gesù sulla croce non è rivelativo del fatto che sta venendo meno lui, ma è indice del fatto che gli è stato rubato il Padre. «Mi hanno rubato Dio». E’ lo stesso grido della Maddalena che al sepolcro versa le sua lacrime di dolore: «Donna perché piangi?» «Perché hanno portato via il mio Signore e non so dove lo hanno messo» (Gv 20, 11-18).

Gesù non soffre per mancanza di fede, ma al contrario proprio a causa della sua fede. E’ la fede il motivo per cui soffre. Non usa la fede per chiedere che gli venga risparmiato il dolore. La Lettera agli Ebrei dice che egli fu esaudito a causa della sua pietà. Inoltre egli non perde la fede a causa della sua sofferenza. Ma fa del suo dolore il motivo per un ulteriore abbandono. Sulla croce Gesù trasforma l’abbandono in dono.

Il perdono è l’amore che vince la tristezza. (cfr. Primo Mazzolari, Tempo di passione, cit., p. 70). “Perché mi hai abbandonato?”. Questa frase, presa in sé, da sola, isolatamente, sembra una bestemmia. Il dolore ha il diritto di trasformarsi in rivolta, in bestemmia. Solo l’amore può trasformarlo in preghiera.

Gesù sulla croce non sta bestemmiando, sta pregando. E la preghiera più che una rivolta è una consegna. Una rivolta obbediente p un’obbedienza rivoltosa: «Più mi sembra di essere un dimenticato dal Padre, più lo chiami […] più egli mi abbandona e più a lui mi abbandono» (Primo Mazzolari, Tempo di passione, cit., p. 90).

Gesù e la madre

Gesù dona tutto. Dona anche la madre, la sua ultima consolazione. «L’estrema consolazione, non rifiutata, ma offerta» (p. 86). Si è spogliato di tutto; anche della Madre. «La spogliazione è completa: non ha più niente neanche la Madre» (Primo Mazzolari, Tempo di passione, cit., p. 86). Se Maria Non può morire con lui, almeno si lascia crocifiggere con lui.

L’amore vince proprio laddove perde l’amato. La morte la si vince solo con il cuore pieno d’amore. Solo amando si vince la morte. “Forte come la morte è l’amore” (Ct 8, 6).

E’ questo il germe della resurrezione. Il sepolcro è già aperto. Perché l’amore è già altrove, laddove la morte tacerà per sempre, perchè: “L’ultimo nemico a essere annientato sarà la morte” (1 Corinzi 15, 26).

 

 

 

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