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17 Jul

Una visita per scoprire chi siamo

24 dicembre 2017
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di Leonardo Fania

La notizia era attesa e, probabilmente, è giunta in ritardo rispetto alle aspettative. Alla fine, però, il regalo è giunto proprio alla vigilia del Natale: papa Francesco verrà a San Giovanni Rotondo il prossimo 17 marzo. Si tratta, è noto, di un evento che cade nell’anno in cui la famiglia di Padre Pio ricorda i 100 anni della stimmatizzazione permanente del Frate, avvenuta il 20 settembre 1918, e i 50 anni della sua morte, 23 settembre 1968.

È la terza volta che un Pontefice visita la nostra città: nel 1987, Giovanni Paolo II, con un gesto storico, si inginocchiava sulla tomba di Padre Pio; Benedetto XVI, nel 2009, arrivava in città al termine delle celebrazioni per i 40 anni della morte del Santo e, infine, papa Francesco.

 

 

È grande il desiderio di Francesco di visitare la nostra terra, avendolo egli stesso espresso in piazza San Pietro in occasione della traslazione delle reliquie del corpo di Padre Pio per il Giubileo Straordinario.

Ma cosa aspettarci da questa visita? La risposta sta tutta nel programma che è stato diffuso il giorno dell’annuncio. Papa Francesco non viene a San Giovanni Rotondo perché semplicemente invitato o perché si tratta di una tappa obbligatoria che un Papa deve compiere nel corso del suo pontificato. Francesco, attraverso l’essenzialità degli incontri previsti (la visita coprirà la sola mattinata del 17 marzo), vuole sottolineare che la figura di Padre Pio è devozione ma essenzialmente preghiera e carità: Padre Pio era in preghiera quando ha ricevuto le stimmate, ha fatto della sua vita una preghiera continua, attraverso la celebrazione della messa, e dalla preghiera ha attinto la forza per ideare e realizzare la “cittadella della carità”, la Casa Sollievo della Sofferenza. È lo stesso binomio messo in luce da papa Benedetto XVI nel 2009 e che Francesco ha ulteriormente approfondito il 6 febbraio 2016, ricevendo in udienza i Gruppi di Preghiera.

Un altro aspetto da non sottovalutare è la scelta di aprire la visita nella terra natale di Padre Pio, Pietrelcina. “Tutto avvenne là”: con questa espressione Padre Pio rimarcava l’origine della sua vocazione e della sua santità, a sottolineare il fatto che non esisterebbe il Santo che tutti conosciamo senza l’influenza delle tradizioni e della religiosità della sua terra natia.

Accanto a questi tratti della figura di Padre Pio, il Papa ricorderà che tutti noi abbiamo una grande quanto enorme responsabilità: “Che chiunque venga nella vostra bella terra possa trovare anche in voi un riflesso della luce del Cielo!”.

Questo “essere riflesso della luce del cielo” che papa Francesco chiede a tutti noi deve essere in cima alle preoccupazioni e alle agende di tutte le forze impegnate: San Giovanni Rotondo deve tornare, o forse è meglio dire cominciare, ad essere la città in cui si respira l’autenticità della spiritualità del suo figlio più illustre, come ha esortato papa Benedetto nel corso della sua visita nel 2009: “I rischi dell’attivismo e della secolarizzazione sono sempre presenti; perciò la mia visita ha anche lo scopo di confermarvi nella fedeltà alla missione ereditata dal vostro amatissimo Padre. Molti di voi, religiosi, religiose e laici, siete talmente presi dalle mille incombenze richieste dal servizio ai pellegrini, oppure ai malati nell’ospedale, da correre il rischio di trascurare la cosa veramente necessaria: ascoltare Cristo per compiere la volontà di Dio. Quando vi accorgete che siete vicini a correre questo rischio, guardate a Padre Pio: al suo esempio, alle sue sofferenze; e invocate la sua intercessione, perché vi ottenga dal Signore la luce e la forza di cui avete bisogno per proseguire la sua stessa missione intrisa di amore per Dio e di carità fraterna”.

La missione è grande, il compito arduo e l’impresa difficile. Il regalo che papa Francesco ha fatto alla nostra città può essere l’occasione per ripensare, una volta per tutte, chi siamo e chi vogliamo essere.

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